Trump invidia l'utero

Un tipico problema da donna mancata, insomma

Irene Spini 26\01\2017

La news la conosci già: Trump ha bloccato i fondi per l'aborto.
A colpire, però, è anche la foto che viene associata alla notizia dalla maggior parte delle testate giornalistiche: Trump circondato da soli uomini un po' impettiti e paonazzi, mentre firma il decreto. Molti si sono indignati nel vedere un branco di maschioni decidere per milioni di donne, ma quel che mi colpisce di più, è ciò che sottilmente quest’immagine ci mostra: un Presidente degli Stati Uniti con con un Es freudiano debole e insicuro, da sfigato. Penso che la natura e l'anima di Trumpino siano sostanzialmente quelli di un invidioso complessato: esatto, di un invidioso della gravidanza.
Certo, si può discutere su come i giovanissimi Stati Uniti incarnino alla perfezione tutte le caratteristiche di un bambino che arraffa e vive al massimo ogni cosa fino a consumarla, su come siano sostanzialmente patriarcali gli americani e su come facciano fatica a prendere seriamente in considerazione i diritti delle minoranze e delle donne in particolare; ma un bambino, soprattutto, non ha ancora ben chiara la propria identità sessuale, la imita e la scimiotta (tienilo bene a mente).

E quel che il rappresentante di un simile stato-bambino incarna al meglio, lo potete vedere anche voi, è proprio un difficile rapporto con la propria sessualità espresso nell'invidia della gravidanza. Un tipico problema da donna mancata, insomma. Ma invece che trasformare la sua impossibilità di generare in un sentimento di amore-gratitudine, Trump reagisce con feelings ostili, intenzionato a far sì che il gentil sesso si limiti a sparare fuori nuovi cittadini onesti, senza la possibilità di scegliere o pontificare.
Dai, lo sai anche tu fra: l'odio che riserviamo agli altri è l'odio che nascondiamo a noi stessi. Donald ha delle gravi difficoltà nell'accettare il proprio lato femminile: questo è chiaro, nessuno di noi, né io, né voi tesori, nel profondo del proprio inconscio, è unicamente maschio o femmina, ma presenta un ventaglio di sfumature che si possano “associare” ad entrambi i sessi, con una prevalenza di uno rispetto all'altro. E Trump è un uomo profondamente femminile: si trucca, si lampada, si tinge (il tutto guidato da un gusto discutibile, del tutto spontaneo) e le sue movenze sono misurate e frivole, da primadonna con la P e la D maiuscole. La frustrazione che molti uomini come lui celano, è quella di essere ancora in lotta con il proprio Es femminile, vogliono sovrastare le donne perché bramano le loro stesse qualità naturali: il parto, il mestruo (e rinnovarsi ogni mese ragazze, per quanto ci si possa lamentare dei dolori, è una benedizione) e via dicendo. Ne conoscete di tipi così, sono quelli aggressivamente eterosessuali con il calzoncino anche con i meno quaranta gradi di novembre.

Un uomo che semplicemente accetta le proprie sfaccettature femminili (o magari le accoglie completamente, anche fino a capire di essere una donna in un corpo maschile) è in pace con la propria sessualità e non impedirebbe mai ad una donna di abortire, o in generale, di poter scegliere del proprio corpo ed essere rispettata. Perché di tabù e miti da sfatare sul sessismo ce ne sono ancora molti, ma è facile intuire che quello che accettiamo non ci può sconvolgere o ferire più di tanto.
Questa riflessione finisce qui, dando una carezza a tutti i piccoli uomini che hanno votato Trump perché poteva sembrare un esempio di mascolinità e stabilità per il loro paese, e a tutti quelli che lo sostengono in quanto “uomo vero”, primo sponsor delle proprie doti amatorie (perché evidentemente ne è estremamente sicuro e noi siamo certi che abbia davvero delle qualità da latin lover) grazie alle quali, sotto tutto quel fondotinta arancio, si è sentito in grado di guidare un paese, oltre che il futuro di tutte le “sue” donne.

 

, Irene Spini

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