Pitta con la True Quality

O facci due chiacchiere

Beatrice Bellavia E Chiara Novali 12\04\2016

A Brescia questo weekend c’erano dei ragazzi che pittavano dei piloni della metropolitana belli tranquilli e alla luce del sole. A Sanpolino nello specifico che è un quartiere tutto nuovo con qualche angolo un po’ troppo grigio underground che avrebbe bisogno di una bella colorata. La cosa ci è sembrata molto bella, così abbiamo sentito chi questa cosa l’ha organizzato, ovvero i ragazzi della True Quality una crew locale di cui fa parte Mattia. Con cui abbiamo fatto due chiacchiere, eccole.

Ciao Mattia, partiamo dalle origini. Quando siete nati come True Quality?
Dunque, fai che siamo un gruppo di amici che dipinge insieme più o meno dal 2005. L'associazione è stata una declinazione successiva, intorno al 2011. Abbiamo cominciato principalmente con commissioni private, poi abbiamo strutturato un rapporto più complesso col comune: la maggior parte dei lavori grossi come questa iniziativa arrivano dall'amministrazione. Quindi ci interfacciamo con loro.

Come mai avete fatto questo passaggio? Intendo diventare associazione, registrarsi e tutto quanto.
Non siamo degli anziani, ma rispetto a quando eravamo ragazzini è cambiato molto il modo di vedere la street art in generale. Adesso anche le amministrazioni iniziano a capire che forse stare dalla parte del nemico ogni tanto aiuta! quindi hanno cominciato a "sfruttarci" per il decoro degli spazi. Abbiamo semplicemente deciso di cavalcare l'onda e farci un portfolio.

Capito. Siete tutti bresciani, giusto?
Tutti bresciani: dalla provincia e dalla città.

E non avete mai pensato di spostarvi altrove? Magari a Milano, una città che sembra più adatta per ciò che fate.
Tutti noi abbiamo studiato a Milano, anzi io e Gianluca ci studiamo ancora, quindi abbiamo alcuni contatti anche lì. Ma per ora diciamo che non abbiamo ancora esteso le commissioni fuori dal territoro bresciano. Cioè, siamo già usciti qualche volta dal comune di Brescia, ma non così tanto. Più che altro c'è una grande differenza tra l'organizzare un evento e il parteciparvi e basta: nel senso che se veniamo invitati altrove ci andiamo molto volentieri perché non dobbiamo gestire la parte organizzativa. In questo caso…

Un sacco di sbatti!
Esatto. In questo caso abbiamo semplicemente organizzato per altre persone.

Bella adesso parliamo un po’ di street art. Da ignorante mi sembra evidente che rispetto a quando è nata siano cambiate molte cose: oggi è pieno di ragazzini che fanno tag. Cosa ne pensate del fatto che la massa si sia, come dire, appropriata di questa cosa?
Ripeto: non voglio fare un discorso da anziano perché non lo sono, però forse oggi è un po' più facile fare queste cose. Nel senso che comunque la street art, nove volte su dieci, è un'arte da autodidatta. Quindi non esistono corsi o un diploma. Noi abbiamo imparato come si facevano le cose guardando i più grandi e stando zitti.

Facendo gavetta, in pratica.
Proprio così. I primi anni sono gavetta. Anche perché quello dei graffiti inteso tradizionalmente è un ambito non dico violento però un po' ostile, ecco. C'è un forte gap generazionale, cioè te lo fanno pesare molto quando sei più piccolo. Devi stare nel tuo. Forse i ragazzini della generazione successiva alla nostra, quelli un po' più piccoli, si guardano i tutorial. E' un modo molto più veloce e molto più immediato e non ti sbatti davvero per riuscire a raggiungere un risultato. O magari sì, però oggi hai molti più mezzi per riuscire a raggiungerlo.

Non pensi che tutte queste scritte sui cassonetti possano creare confusione nella gente? In questo modo, forse, chi la vede da fuori fatica a distinguere la vera street art.
Assolutamente sì. Poi è il mezzo di informazione che esagera il tutto, insegna come devi pensare e contro chi te la devi prendere. Quindi alla fine il devasto cittadino rompe il cazzo alla maggior parte delle persone. Ma vi dirò che, dopo aver messo su un'associazione di questo tipo, in certi casi dà fastidio anche a me. Il mio modo di vedere il vandalismo è cambiato totalmente. Ma c'è da dire che così molte più persone si sono interessate a questo mondo. Poi ovviamente più offerta c'è sul mercato più si abbassa la qualità. Quindi pro e contro. Sta poi al committente distinguere quello che è positivo da quel che non lo è.

Insomma possiamo dire che con l’associazione vi siete staccati da tutto l'ambito di illegalità che è tradizionalmente associato ai graffiti. Come avete vissuto questo diventare istituzionali, questo scendere a compromessi col sistema?
A dire il vero molto bene. All'inizio in maniera un po' estraniante, poi è stato fico. Perchè non dico che sia diventato un lavoro, ma ci prende buona parte del tempo. Non ci campiamo ancora, però vedere questi risultati paga. Alla fine, a lavorarci siamo in tre ragazzi di 25 anni, siamo contenti. Riguardo il lato illegale, penso anche che sia un fattore anagrafico. Si cresce, le priorità cambiano.

E per quanto riguarda chi vi conosce (e vi conosceva anche prima)? Che ne pensano? Nessuno vi dà dei traditori?
Guarda, abbiamo molti haterz. Molti altri invece hanno preso la palla al balzo, ci danno una mano quando possono e colgono l'occasione per poter dipingere. Poi quando riesci e fai qualcosa che ti fa guadagnare, sei circondato di invidia; ma a me non fa che piacere questa cosa, quindi va bene così.

E invece per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni, cosa dici del caso Blu?
Blu è un writer molto politicizzato, lo è sempre stato. Noi non seguiamo quel filone, non siamo così o bianco o nero, però quello che ha fatto è condivisibilissimo da parte mia. Una galleria d'arte non può permettersi di decontestualizzare la street art. STREET ART. Se dipingo per le gallerie è un discorso totalmente differente, se dipingo in strada: deve restare in strada. E poi lo aveva già fatto anche a Berlino (con le opere di Kreuzberg, ndr) dove la gentrificazione regna. E' comunque un gesto molto forte, sono opere famose in tutto il mondo, le sue.

Ma parliamo del festival: questa iniziativa nasce coinvolgendo persone che vivono qua, ma soprattutto i detenuti del carcere di Verziano e i ragazzi della ludoteca si Sanpolino. Raccontaci un po' dell'idea iniziale.
Il comune, che ci aveva sottoposto la questione dei piloni della metro circa due anni fa, è stato propositivo. Noi eravamo già in contatto con i ragazzi del carcere per altre iniziative e ci hanno suggerito di coinvolgere loro e la ludoteca. Quindi abbiamo strutturato il percorso in più fasi diverse: abbiamo ripulito l'area che era in condizioni di semi-abbandono, dato che ancora non è stata conclusa; poi abbiamo preparato i piloni, prima con i detenuti che hanno dato una mano di grigio e dopo coi ragazzi della ludoteca, che hanno realizzato uno zoccoletto azzurro alla base di ogni pilone: parlando con i ragazzi di LABA e Santa Giulia abbiamo pensato di realizzare questo anello alla base di ogni pilone, che sale avvicinandosi alla stazione, per poi scendere di nuovo.
Abbiamo tentato di creare una rete di realtà sul territorio, insomma. Soprattutto per quanto riguarda Sanpolino; alla fine il tema è la metropolitana e quindi connessione, comunità perciò nulla di meglio che coinvolgere gli abitanti del luogo.

Allo stesso tempo ci sono anche gli otto artisti nazionali. Con che criterio li avete selezionati?
Innanzitutto col criterio di stima. Sono tutti artisti che seguiamo da molto, ma ne conoscevamo direttamente solo alcuni. Li abbiamo scelti anche secondo criterio stilistico: ce ne sono alcuni che stanno più sul figurativo tradizionale, altri sul figurativo grafico, altri ancora fanno composizioni molto più libere. Abbiamo soppesato sia la scelta, che la loro disposizione per cercare di dare la soluzione più varia alla linea.

E invece con la gente di Sanpolino com'è andata? Avete avuto modo di confrontarvi?
Sì, molti si sono fermati e interessati. Non ho parlato con nemmeno una persona scontenta, anzi; già quando preparavamo la zona e iniziavamo a transennare venivano a informarsi. Ed erano veramente gasati, soprattutto i bambini. Quelli della ludoteca comunque sono passati e si sono sentiti un po' parte di un'opera artistica. Dunque feedback positivo, siamo contenti di questa cosa.

Diciamo che considerando la città di Brescia, avete fatto fare grandi passi in avanti.
In effetti è la prima volta che organizziamo un evento così. Non è un paesone ma comunque rispetto a città tipo Milano, è una realtà molto più limitata, non necessariamente in maniera negativa. Però è stato uno sbattimento: innanzitutto la superficie è proibitiva, siamo abituati a fare cose in piano, quindi ha richiesto un'organizzazione diversa, a livello di strutture, di sicurezza, di cantiere… Ma è comunque un salto in avanti; anche gli artisti sono soddisfatti.

Com'è andata col comune invece? Che rapporti avete avuto? Come vi hanno trattato?
Bene, anche se il profilo burocratico sembrava infinito! Poi ci siamo rapportati anche con LABA e Santa Giulia, e con Brescia mobilità e Brescia infrastrutture che sono i due enti finanziatori di tutto l'evento.

Vi hanno lasciato sufficiente spazio?
Ma sì, anche perché eravamo gli unici con le conoscenze adatte a poterlo gestire. Ci hanno dato una mano a livello di permessi, contropermessi, occupazione di suolo pubblico, strutture e tutto ciò che serve, alla fine, per un evento di questo tipo.

E avete in mente di fare altro in futuro? Magari in altre zone della città.
Se tutto va come deve andare e se la cosa piace (anche alla conferenza stampa pareva che fossero contenti), dovremmo proseguire la linea dei piloni l'anno prossimo: potrebbe diventare un appuntamento annuale. Speriamo! Sarebbe bello fare tutti i piloni, ma soprattutto spero di farne uno io, visto che non ho ancora toccato vernice. Vediamo come va, l'importante è aver fatto il primo passo. Molte cose abbiamo dovuto prima capire come si facevano per realizzarle, quindi abbiamo perso un sacco di tempo. Ci lavoriamo da settembre, e non un giorno a settimana ma tutti! Non sembra, ma dietro c'è una macchina amministrativa gigantesca. Se dovessimo riproporre l'evento, il format rimarrebbe questo. 

E se doveste scegliere la zona di Brescia che vi gasa di più da riqualificare?
Le facciate cieche: seguiamo molti artisti che fanno decorazioni di questo tipo in giro per l'Europa. Sono un'ottima occasione per esprimersi a livello gigantesco. Poi se dovessimo riuscire ad andare avanti e coinvolgere altri posti… ovviamente il centro sarebbe preferibile!
Ma il vero sogno in questo momento è dormire. Comunque tutto quel che passa il convento noi lo vagliamo, vediamo se può andare, se possa far bene a noi e alla street art della nostra città. E se merita cerchiamo di mettercelo in tasca. Siamo fiduciosi per il futuro.

Bella raga.

, Beatrice Bellavia E Chiara Novali

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