Perché i titoli di testa contano

A volte quasi più del film stesso

Stefano Arduini 08\05\2018

Kyle Cooper sostiene che, la tensione, la gioia, o il terrore che una pellicola cinematografica vuole trasmettere, sono sensazioni che vanno indotte nello spettatore ancor prima che inizi il film.

Se questo nome, Kyle Cooper, non ti dice nulla guardati questo breve showreel e dimmi quanti di questi prodotti-film-videogiochi NON conosci.

Il suo lavoro è, detto nel più semplice dei modi: realizzare i titoli di testa. Un lavoro di primaria importanza, ma che spesso passa inosservato, un po’ come il basso in una band.

Uno dei momenti più alti della carriera di Cooper sono i titoli del film Seven, quello con Brad Pitt e Morgan Freeman

Già da questo angosciante inizio, anzi, pre-inizio, lo spettatore viene trasportato nel mood della storia; con inquadrature strette, musica sincopata e montaggio serrato, viene trasmesso un senso di claustrofobia e disagio di estrema raffinatezza, in una sequenza del film che dovrebbe servire solo a introdurre il cast. E non voglio spoilerarti nulla fra, ma il colpo di scena finale di questo incredibile thriller viene preparato sin dai titoli di testa con la presentazione del cast. Ma appunto non posso anticiparti altro.

Ad ogni modo, la stessa tecnica di comunicazione viene utilizzata da Coopeer in un altro dei suoi capolavori: Millenium – Uomini che odiano le donne, sempre di David Fyncher.

In un film che guarda caso cerca di comunicare le stesse sensazioni di Seven, troviamo lo stesso formato dei titoli di testa di Seven. E come ragionamento non fa un piega.

Come dice Cooper, i titoli di testa sono prima di tutto concept art, ovvero, esplorazione rapida ed efficace dell’idea che sta alla base del film. La regia di queste sequenze ha un ruolo fondamentale nel settare l’atmosfera e il ritmo della narrazione. Se si vuole gettare subito lo spettatore nel film, lo si inonda con immagini ad altissima frequenza - come negli esempi appena mostrati - se invece lo si vuole mettere più a suo agio, guidandolo passo passo nella storia, ecco che ci viene in aiuto la tecnica del pianosequenza.

Il pianosequenza - se non sai cos’è - è una lunga inquadratura, senza stacchi, che segue ininterrottamente gli avvenimenti e i personaggi. La libellula di Men in Black ne è un clamoroso esempio. Ma esiste anche un altro grande classico che prende per mano lo spettatore con la sua fluttuante macchina da presa e lo accompagna dolcemente all’interno del mondo in cui si svolgono i fatti, cioè Forrest Gump:

Anche grazie alla splendida colonna sonora di Alan Silvestri, ci si sente trasportati nel film da una piuma che svolazza per la città.

A parer di chi scrive quindi, esistono due grandi metodologie di realizzazione di un titolo di testa: una più arrogante - e qui, come esempio, non potrei far altro che linkarvi il lisergico inizio di Enter The Void

E la metodologia opposta, quella più dolce:

Le due tipologie si possono però anche amalgamare, dando vita ad illusioni ottiche e viaggi grafici. Saul Bass questo lo sa bene, tant’è che nella sua carriera di designer ha realizzato quelli che vengono considerati i migliori titoli di testa della storia del cinema. Uno qualsiasi dei suoi lavori è un inaspettato gioco fra occhio e mente; in cui l’uno inganna l’altro, in una continua catena di montaggio che crea l’immagine e poi la distrugge, all’infinito.   

In tanti hanno provato ad imitarlo dopo la sua morte, ma quello che reputo essere il più alla Saul Bass senza essere di Saul Bass, è Prova a Prendermi, di Spielberg.

Ma per concludere questa breve carrellata di titoli di testa d’autore, vi propongo il mio preferito, Vertigo, del solito Saul Bass.

Il film di Alfred Hitchcock parla della turbolenta storia di un poliziotto che soffre di vertigini; e quale modo migliore di introdurci a questo problema centrale, se non mostrando continue spirali concentriche che ruotano su se stesse e farci provare lo stesso senso di nausea e confusione del protagonista?

Inoltre il protagonista è ossessionato dal corpo di una donna - il titolo in italiano è La donna che visse due volte, quindi non sto qua a spoilerarti nulla, ma puoi immaginare di che donna stiamo parlando - e va in fissa con ogni dettaglio del suo corpo, la bocca, il naso, gli occhi: tutti elementi che ci vengono mostrati già nei titoli di testa. Saul Bass insomma fa vedere il film al nostro subconscio, prima ancora che venga visto dal nostro conscio. E scusami se sono solo titoli di testa.

Ah e se la colonna sonora ti suona familiare, è perché l’ha riutilizzata Lady Gaga in Born this Way, oppure perché hai già visto il film, e allora bella. 

, Stefano Arduini

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