I diritti dei capezzoli difesi dalle gafi VIP

Libertà, uguaglianza, tette

Camilla Baga 07\04\2016

Il fatto: Emily Ratajkowski e Kim Kardashian pubblicano uno scatto osé su Instagram, mostrando le loro perfettissime e super invidiate curve al mondo intero. (anche se censurate, ma ci tengo a sottolineare che le linee nere sono state imposte dai rigidi protocolli dei social, che hanno il pieno potere di eliminare foto di matrice pornografica, e sì, un capezzolo per gli standard Instagram/ Facebook rientra in tale categoria).
La conseguenza del fatto: il web impazzisce, non solo sessualmente parlando ma le due modelle vengono prese ad esempio come icone per la lotta alla libertà di espressione e madri di quello che sarà un nuovo diritto fondamentale ed essenziale per tutte le donne del globo.
Il diritto a mostrare la tetta.
Partendo dal presupposto che il nobel per la pace dovrebbe essere strappato dalle mani di Malala Yousafzai che si ok, ha ridato il diritto all’istruzione alle donne pakistane, ma a confronto con il nuovo diritto che stanno difendendo con anima e corpo Kim e Emily? Non c’è paragone, Malala ritirati, please.

La foto in questione, pubblicata all’incirca una settimana fa, che non è sicuramente la prima foto senza veli delle due nostre eroine, è densa di contenuti giuridici e filosofici.
Emily, già profonda attivista politica, pubblica sostenitrice del candidato alla presidenza del mondo occidentale libero, Bernie Sanders, accompagna il selfie con una didascalia “noi siamo più dei nostri corpi” più hashtag  #liberated (le tette). Profonde parole, veramente commossa.
Dato che la bellissima modella/attrice/ filosofa è stata insultata da qualche zitella dal seno cadente, si difende su Facebook con uno stato che riassume diciamo tutta quella che è la sua politica: “è il corpo che mi è stato dato, io non sono meno degna di rappresentare la lotta per il recupero della sessualità femminile a causa delle mie foto” .
Grazie grazie, il diritto a mostrare la tetta è diventato finalmente Ius Cogens.
La collega Kim, invece, esordisce con un sintagma più conciso, ma comunque essenziale per quello che è il loro intento politico: “non abbiamo niente da metterci addosso.”
Contributo essenziale quello della modella (?) attrice (?) stilista (?) figlia di Robert Kardashian (!), che con queste poche ma significative parole si dimostra anche lei una garante del diritto calcando così le orme paterne.
Ma in che modo le loro tette si innalzano a giuriste e rivendicano libertà? Non è chiedere troppo al nostro seno?
Se la libertà è la condizione attraverso la quale un individuo può esprimersi e pensare, senza subire censure. Libertà è la condizione prima per essere umani, cioè per poter manifestare i nostri sentimenti, sostenere l’idea politica che più ci appartiene, lavorare dove/come/nel modo che crediamo. Insomma è il poter realizzarci in quanto persone. 
La società moderna occidentale, in particolare quella europea, si vanta di essere la migliore e più moderna delle società pro diritti umani pro libertà pro aperture ideali (e quindi dulcis in fundo, pro tette); il tempo e la sviluppatosi coscienza ci ha consegnato sfilze di cataloghi che elencano i nostri diritti e Corti Internazionali che si occupano della giurisdizione di quest’ultimi.


Ma davvero sono stati aboliti tutti gli stereotipi e moralismi conservatori che portano a inevitabili censure e diminuzioni delle nostre libertà? Se non riuscite a dare una riposta affermativa, allora a chi possiamo indirizzare la responsabilità di tale mancanza? 
Magari Emily e Kim con il loro prossimo selfie ci troveranno la soluzione. O magari no e questa consisterebbe in un’ulteriore banalizzazione di un problema aka di un diritto aka di una libertà.
La conquista di tutto questo? Che se ne parli.
Nel frattempo keep calm e comunque se dovessero chiedermi quale sia la donna più sexy del globo, sicuramente punterei il dito verso il mio duo preferito, ma se mai dovessero chiedermi quale sia la mia icona, beh amputatemi gli arti piuttosto.

E che non se ne parli più.

, Camilla Baga

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