A me piace fotografarvi

Soprattutto per strada; vi spiegherò il motivo

Chiara Novali 19\12\2017

« Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non esiste nelle cattedrali. » Comincio questo discorso sulla streetphotography con la frase di un grande pittore: Van Gogh. Perché, si sa, la fotografia è un po’ figlia della pittura e i soggetti preferiti dell’una valgono quanto quelli dell’altra. Van Gogh affermava la supremazia dell’elemento umano in un quadro, facendo scivolare in secondo piano la pittura dei paesaggi. Come lui, anche io vorrei dichiarare la mia preferenza per la fotografia dell’uomo, rispetto a quella del paesaggio. Ma, soprattutto, vorrei cerca di capire e spiegare il perché di questa preferenza. Prendiamo la frase sopra citata, non è difficile capire che quello che vuole dirci Van è che un’espressione, un volto umano, possono comunicare qualcosa di irreperibile altrove. Quando prendo la macchina fotografica ed esco di casa, vado in strada. La strada, the road, la rue, è questo spazio pubblico in cui puoi incontrare ogni tipo di situazione, ogni tipo di uomo e di donna. Certo, quando sei lì, non è facile puntare l’obiettivo in faccia ad uno sconosciuto, ma devi farlo, se vuoi cogliere quella cosa lì. Non è molto onesto, ma fotografare qualcuno o qualcosa senza farsi vedere, permette di cogliere davvero l’essenza di un volto o di una situazione. Se vuoi fare il bravo ragazzo, ferma il tuo soggetto per strada e chiedigli educatamente una fotografia, il risultato avrà perso quel « non-so-che », non avrai preso « l’infinito istante » di cui parlava Dyer, ma di sicuro avrai preso un’espressione umana, dei sentimenti e dei pensieri. Ho sempre preferito fotografare per strada. Prima di tutto perché per strada tu sei come tutti gli altri, solo con una macchina fotografica in mano. Sei solo e allo stesso tempo sei nella folla, allo stesso livello di quel tipo che vedi passare con le mani in tasca e una paia fra le labbra. Poi, come dicevo, per strada non sai mai quello che può succedere e, soprattutto, se per un attimo non succede niente, tu puoi sempre proseguire con la tua vita, fare le tue cose o la tua passeggiata. Certo, in un’epoca in cui per strada c’erano le barricate o la rivoluzione, o in un’altra in cui se camminavi per strada potevi essere arrestato, chiaramente la streetphotography era molto più « wow » e molto più necessaria.

Oggi, nei posti in cui viviamo, sembra che tutte quelle cose interessanti di una volta siano sparite, e anche la vecia che si compra le pantofole al negozio sotto casa sembra essere diventata un soggetto « wow ». Non è immediato né facile farlo, comunque, di poter uscire con un qualcosa che fotografi ed essere diventato un maestro della streetphotography. No, zio, perché, per quanto « street », la photography è pur sempre qualcosa di molto serio e per quanto la vecia con le pantofole tu possa trovarla interessante come soggetto, se fai una foto di merda, anche se sei in strada, rimarrà pur sempre un risultato zero. Quindi, occhio alla tecnica, alla composizione, alla luce, alla prospettiva… occhio a tutte quelle « menate » che ti salvano una fotografia e la fanno uscire bene. Dicevo, cosa rende interessante la vecia, che ormai senza volerlo ho preso a esempio del soggetto tipo della streetphotography contemporanea (e con poche pretese)? D’amblé, io risponderei che l’interesse è nel fatto che è un’umana e che fa parte della catena del consumismo dell’era capitalista in cui ci troviamo. Ma forse, c’è qualcosa d’altro e forse dobbiamo dare retta al frate Van e guardare questa signora dritto negli occhi. Chissà che vita fa, che storie ha, che cose ha fatto, chissà perché le piacciono le pantofole di quel colore, di quella forma. Chissà, insomma. Perché alla fine, a seconda di come scegli di scattare quella fotografia, avrai scelto anche di dare una risposta a quel chissà. Attraverso il tuo sguardo avrai fantasticato sullo sguardo di lei, e avrai partorito una « risposta fotografica » tua, che, anche se non vera o azzeccata, darà la possibilità ad altre persone di interpretare la combo « vecchia + pantofole ». Quindi, alla fine, perché la streetphotography e non il paesaggio? Io direi perché la prima è sempre molto più interpretabile, più vera, più umana, più universale, del secondo. È tutte queste cose perché il soggetto sei tu, sono io, siamo tutti, è l’uomo ed è l’universo. È, per concludere, qualcosa che, volente o nolente, ti deve interessare, perché « Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti »

, Chiara Novali

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