Sovrani (ir)responsabili

Ma poi, che cos'è una responsabilità politica?

Fabio Parola 29\05\2018

Tutti che parlano di impichment, impingment o come minchia si scrive impeachment. Tutti che accusano o giustificano il presidente della Repubblica per aver detto no al ministro dell’economia proposto da Salvini e Di Maio. Tutti che discutono delle responsabilità politiche della decisione del presidente e dell’intransigenza –  con un secondo fine elettorale, chiaramente – dei due partiti politici più grossi. Ma che cos’è la responsabilità politica? Cosa vuol dire? Vuol dire avanzare gli interessi del proprio schieramento? Oppure, in alcuni casi, significa difendere le istituzioni che regolano il modo in cui si esprime la volontà della maggioranza? Oppure, ancora, è fare in modo che scelte cruciali per una democrazia vengano prese dopo un dibattito serio, chiaro e senza troll russi su Twitter?

Siamo abituati a preoccuparci della responsabilità politica solo quando siamo chiamati a giudicare le decisioni prese da un governo, un partito, un sindaco. Il peso della responsabilità politica delle scelte fatte, in fondo, è la variabile che consideriamo quando dobbiamo decidere a chi dare il nostro voto nella cabina elettorale. Schieramenti e partiti, però, sono solo una delle tante categorie con cui cercare di capire dove stanno le responsabilità politiche di una scelta. Una categoria politica è quella che divide partiti, schieramenti, destra e sinistra, certo.

C’è un’altra categoria, però, che ad esempio distingue tra la politica interna e la politica estera; che distingue tra le responsabilità che un governo ha verso i propri cittadini e le responsabilità che un governo ha verso altri Stati. Questa categoria tira una linea tra i Paesi che fanno parte di organizzazioni internazionali, accordi commerciali, corti di giustizia sovranazionali e i Paesi che invece fanno dipendere il rispetto di impegni internazionale e degli obblighi che hanno preso dalla convenienza politica del momento – quelli che si chiamano“Pariah states”.

C’è un’altra categoria ancora, che distingue tra i sistemi in cui le decisioni vengono prese per acclamazione popolare e quelli dove, invece, le decisioni seguono un processo con regole chiare, per far sì che una minoranza rumorosa e organizzata non possa convincere il resto della società di stare rappresentando gli interessi della maggioranza. È la categoria che ci aiuta a distinguere tra gli Stati dove i poteri sono divisi tra istituzioni separate, che si controllano e bilanciano a vicenda, e gli Stati dove al contrario la maggioranza – o, in casi più inquietanti ma non così rari, una minoranza molto abile – ricopre in contemporanea i ruoli di avvocato dell’accusa, giudice e giustiziere.

Sono solo alcune delle tante categorie della politica. Rifletterci sopra può sembrarti magari astratto, ma visto quello che sta succedendo oggi in casa nostra è il caso di rispolverare un po’ i libri e la teoria. Solo facendo riferimento a quelle categorie un po’ astratte, infatti, possiamo capire come e perché il presidente Mattarella si sia preso delle responsabilità politiche nella scelta che ha fatto, e soprattutto quali siano queste responsabilità. Non pensare però a responsabilità politiche nel solito senso, destra contro sinistra: se Mattarella avesse davvero voluto fare gli interessi dei partiti che lo hanno eletto presidente, certamente non avrebbe fatto partire una corsa verso elezioni anticipate che, con tutta probabilità, faranno uscire Lega e Cinque Stelle con una maggioranza ancora più larga di quella che hanno avuto il 4 marzo.

Le responsabilità di Mattarella sono altre. Sono, una su tutte, quella di avere bloccato un governo che stava per nascere senza avere chiarito delle ambiguità molto gravi su temi importanti, che riguardano il posto dell’Italia e degli italiani nel mondo, il loro rapporto con i Paesi vicini e con l’ordine internazionale in generale. Il presidente della Repubblica si è preso la responsabilità politica di ricordare agli italiani che è vero che la direzione del futuro politico di un Paese la decidono gli elettori, ma che le opzioni tra cui scegliere devono tenere in considerazione che la sovranità nazionale non è sempre assoluta.

La sovranità nazionale non è assoluta rispetto ai diritti umani dei migranti, ad esempio; per cui se vogliamo decidere di rimandarli nelle prigioni libiche o di lasciarli annegare nel Mediterraneo possiamo farlo, basta che prima chiariamo di voler uscire dalla Convenzione internazionale sui rifugiati. La sovranità nazionale non è assoluta rispetto ai mercati finanziari, i cui prestiti pagano le pensioni e gli ospedali italiani; per cui se vogliamo che le banche d’affari non influenzino la politica italiana basta pagare i duemila e passa miliardi di debito che ci portiamo dietro e tornare padroni a casa nostra sui soldi nostri. La sovranità nazionale non è assoluta rispetto alle regole dell’Unione Europea, per cui possiamo fregarcene di sforare il tetto del deficit di bilancio, che noi stessi abbiamo deciso di rispettare; basta poi chiarire che da ora in avanti le regole dell’UE le rispettiamo solo quando ci va – e che lo stesso, secondo logica, dovrebbero fare gli altri 27 Paesi.

Io non sono un costituzionalista, quindi non so dirti se Mattarella abbia fatto quello che ha fatto rispettando le regole del gioco, anche se ci sono buoni elementi che suggeriscono che le regole le abbia rispettate. Di politica, però, credo di saperne abbastanza da potermi fare un’idea più o meno chiara: la responsabilità politica di Mattarella, quella vera secondo me, è di aver chiamato il bluff di due politici molto astuti e con molti pochi scrupoli; di averli costretti – se vogliono davvero il governo e vogliono davvero il cambiamento – a scoprire le carte davanti agli italiani. Dopo la scelta di Mattarella, la campagna elettorale che ci prepariamo a ricominciare – un’altra volta fra’… – non potrà più essere ambigua: tutti i partiti dovranno dire chiaramente qual è la loro idea del futuro dell’Italia, del suo sistema economico, delle sue disastrate finanze pubbliche, del suo ruolo dentro – o fuori – l’Unione europea, della sua volontà o meno di continuare a giocare con le regole che il sistema internazionale ha deciso di seguire, oppure di sganciarsi da tutto e tutti, e ognuno per sé.

È vero, destra e sinistra sono categorie vecchie, che non si applicano più alla situazione di oggi. Forse, per capire cosa sta succedendo e cosa succederà, bisogna tornare a categorie ancora più antiche. Alla divisione tra chi vuole uno stato etico e chi crede alla libertà e alla responsabilità individuale. Alla lotta tra chi crede che è meglio punire 99 innocenti che lasciare scappare un colpevole e chi, al contrario, vuole che le pene siano inflitte solo se si è sicuri oltre ogni ragionevole dubbio. Al dibattito tra chi crede che l’autarchia economica sia la soluzione per la crescita e chi invece è convintoche la libertà di scambiare merci e idee con il resto del mondo faccia crescere tutti. Alla divisione fra chi pensa che ogni nazione debba seguire le regole solo finche’gli fanno comodo e chi invece pensa che solo dandosi regole comuni – e rispettandole – un continente possa evitare di ricadere nello stato di guerra permanente in cui ha vissuto per secoli.

Se Mattarella ha delle responsabilità politiche, è solo in questo senso:l’averci messo di fronte alle vere domande che dobbiamo fare e farci prima di scegliere chi andrà al timone del nostro Paese in uno dei momenti più difficili della sua storia recente, e a pretendere dai nostri politici delle risposte chiare. Sulla possibilità o meno di avere un dibattito su questi temi non si può e non si deve essere neutrali.

, Fabio Parola

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