Non ci sono più i comunisti di una volta

Il problema è capire cosa viene dopo

Fabio Parola 11\04\2017

Il 2017 sarà un anno interessantissimo. Facciamo che consideriamo il 2017 iniziato il 4 dicembre 2016, quando Renzi ha perso il referendum e si è dimesso. Ci saranno elezioni in Italia (ma forse nel 2018), ci sono state elezioni in Olanda, ci saranno tra poco in Francia e in autunno in Germania. Fra Brexit e metà dei suoi Paesi centrali al cambio di governo, non si sa bene come e se l’Unione europea arriverà al prossimo dicembre. Per uno che si diverte a cercare di capire le dinamiche della politica, che in fondo sono le stesse dinamiche della gente del blocco come te e me, non si potrebbe trovare una fotografia più bella di questa. In più sta succedendo un’altra cosa incredibile, che potrebbe cambiare le carte in tavola e il modo in cui ragioniamo quando parliamo di politica per molto molto tempo futuro: la sinistra europea sta scomparendo.
Non so se tu sia uno di sinistra e in realtà non mi interessa. Mi interessa chiederti se tu vedi Renzi come uno di sinistra. Vedi Grillo come uno di sinistra? Vedi Salvini come uno di sinistra? Se mastichi un po’ di politica all’estero, secondo te Schulz in Germania, Macron in Francia e i socialdemocratici al parlamento europeo sono persone di sinistra? Dunque, mi dirai, di sinistra è chi propone politiche a favore dell’equità sociale, chi fa in modo che i lavoratori possano avere un lavoro migliore, chi si sforza perché la roba che compriamo al supermercato costi sempre meno, chi crede che le cure mediche e la pensione debbano essere finanziate dalle tasse e non con un’assicurazione privata. E sì vez, hai ragione su tutta la linea: questa è la definizione classica di sinistra. Il problema è che, se guardiamo i programmi politici dei partiti più grossi che hanno tradizionalmente occupato l’area politica che la gente chiamava “sinistra”, non ci troviamo più molte delle cose scritte sopra.

Non si sa bene quando sia iniziato questo processo di scollamento tra il significato di “sinistra” e le cose che la “gente di sinistra” propone di fare. Qualcuno dice con Clinton (quello che ha vinto), qualcuno con Blair. In Italia forse è stato Prodi il primo “sinistro” a fare “cose non di sinistra” quando ha approvato una riforma con cui si introducevano i contratti di lavoro precario che adesso tutti conosciamo bene. Eppure i liberal in America hanno continuato a votare per i democratici dopo Clinton, il partito laburista con Blair ha avuto un periodo d’oro, il Partito democratico in Italia è rimasto pieno di ex comunisti. Com'è che nessuno si è accorto di cosa stava succedendo? O meglio, come mai ce ne stiamo accorgendo solo adesso?
Torniamo a parlare delle elezioni che ci sono state o ci saranno quest’anno. In Olanda, anche se nessuno l’ha detto, la vera notizia uscita dal voto di marzo è stata l’evaporazione dei socialdemocratici. In Francia il candidato socialista è stato abbandonato da tutta l’ex amministrazione Hollande che appoggia invece Macron, uno che dire di sinistra è difficile. In Germania Martin Schulz, candidato socialista, è stato per anni a capo del parlamento di quell’Unione europea che è nata, ed è tuttora, un progetto sostanzialmente liberale e liberista. Infine Renzi, con tutta probabilità l’unico candidato presidenziabile del Pd, ha provocato una crisi così profonda nella sinistra italiana da spaccarla in due. Ma dov’è la sinistra vera, quella che vuole fare le cose che abbiamo scritto sopra? Dove sta relativamente meglio è nello UK, dove Jeremy Corbyn, il nuovo leader poco moderato e ancora meno realista, sta alla guida di un labour sottotono come non mai. O in Spagna dove i socialisti, al secondo giro di elezioni in 6 mesi, hanno deciso di lasciar governare i conservatori per non dover tornare a votare un’altra volta. Stanno messi bene insomma.
Quando si tratta di capire com'è che siamo arrivati a questo punto, ti avverto frate che sentirai milioni di teorie diverse. Una però secondo me funziona bene. Dice che la sinistra in Europa sta in crisi perché, in sostanza, le cose che doveva fare le ha fatte. Torniamo all'elenco sopra. Creare benessere per il cittadino medio: ci siamo, più o meno, dato che siamo la zona del mondo dove tutto sommato si vive meglio. Pensioni e sanità pubblica: ok, anche se bisogna controllare bene i conti per non finire indebitati. Protezione dei lavoratori: fatto, anche se il ritornello che si sente in giro parla di precarizzazione dilagante in realtà si tratta di un trend recente e che non ha ancora intaccato in profondità la struttura del mercato del lavoro (ma vedremo quando arriveranno i robot). Considera che il punto di riferimento per misurare quello che la sinistra ha fatto nel Novecento è la condizione degli operai negli anni 1910s, e dire che il Jobs act ci riporta lì forse è un attimo esagerato. Quindi la sinistra aveva degli obiettivi concreti che negli ultimi cento anni, in sostanza, è riuscita a realizzare. Ma come sempre quello che sembrava il mostro finale, una volta battuto, si scopre essere solo l’antipasto del vero boss di fine livello.

Il problema, infatti, è che di menate da risolvere ce ne stanno ancora parecchie, e le ricette della sinistra classica sembra non funzionino più molto bene: la globalizzazione ha arricchito i Paesi in via di sviluppo a sfavore del nostro ceto medio-basso, ma possiamo tornare indietro solo se accettiamo di pagare tutto almeno il doppio; un movimento di capitale e persone mai visto prima significa che la protezione dei lavoratori e dei consumatori non può più essere fatta dal governo, perché il potere politico è ancora nelle mani degli stati ma i money si muovono attraverso e al di sopra dei confini nazionali; le gente vive sempre meglio e sempre di più, quindi una pensione pubblica che una volta durava 10/15 anni oggi deve bastarne per 30 o 40 dato che, pare, ne vivremo 120. Etc etc con altre menate.
Di fronte ai nuovi nemici, i partiti e i politici hanno provato a posizionarsi lungo linee ideologiche diverse, confondendo le idee che avevamo su ciò che la sinistra e la destra dovrebbero fare. Da un lato abbiamo quelli che va di moda chiamare “populisti”: di destra hanno il sovranismo e un’idea di confine impermeabile, ma su politiche del lavoro e commercio internazionale hanno proposte che Fidel Castro non avrebbe schifato. Al centro si sono messi insieme la destra liberale e la sinistra moderata, che sono pro-Unione europea, pro globalizzazione e pro economia di mercato e sono al governo nella maggior parte dei Paesi europei. Ci sono qua e là movimenti un po’inafferrabili dal punto di vista ideologico (5 stelle in Italia, Geert Wilders in Olanda ad esempio) che approfittano della confusione generale. A sinistra, invece, c’è un grosso punto di domanda. Per un po’ si pensava che lo spazio vuoto sarebbe stato riempito dai programmi proposti da Podemos, Sanders (che è americano ma rappresenta la parte “europea” della sinistra americana), Syriza e simili. Ma tutti, alla prova del voto o del governo, si sono dimostrati un fallimento.
E quindi frate, in conclusione, il punto di domanda rimane. Tutti i politik-nerd come me si stanno chiedendo se davvero destra e sinistra sono categorie che ormai non vogliono più dire niente o se, prima o poi, qualcuno rimetterà tutto a posto. È sempre difficile fare previsioni nelle scienze sociali, perché è impossibile capire se il presente è un ciclo che tornerà al punto di partenza oppure un cambiamento permanente. Che ne sarà della sinistra io non lo so. Se lo sai tu, è la risposta a una domanda da un milione di dollari. Anzi, da un milione di voti.

, Fabio Parola

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