Davvero vincerà ancora Silvio?

Prima di scoprirlo ecco un breve recap del suo curriculum malandrino

Davide Enriotti 02\03\2018

Dopodomani 47 milioni di italiani sono chiamati a eleggere il nuovo parlamento e il fatto che il dibattito politico italiano ruoti attorno a Silvio Berlusconi è una sconfitta per l’Italia intera.

Eletto per la prima volta Presidente del Consiglio nel 1994, Berlusconi è stato rieletto nel 2001, 2005 e 2008 e oggi, a distanza di 24 anni dalla sua scesa in campo, rischia di vincere le elezioni in qualità di capo politico della coalizione di centro-destra. Con 25 processi sulle spalle e una condanna che lo interdice dai pubblici uffici, ma che non gli vieta di fare da ventriloquo al burattino che assumerà la carica di Presidente del Consiglio - probabilmente Tajani - Silvio ha all'attivo accuse per rapporti con la mafia, corruzione, evasione fiscale, conflitto d’interesse, concussione, concussione aggravata, tangenti, finanziamenti illeciti ai partiti e prostituzione minorile - senza contare le sei iscrizioni a Palermo per mafia e riciclaggio e le due per le stragi del 1992 - ‘93, tutte archiviate per decorrenza dei termini.  risultato colpevole dieci volte, ma l’ha fatta franca sei volte per prescrizione, due volte per amnistia e altre due per depenalizzazione del reato. Un portfolio di crimini invidiabile, da far invidia a Totò Riina e Pablo Escobar: siamo di fronte a un capolavoro, siamo di fronte a un artista.

Viene da chiedersi come sia possibile che milioni di persone possano sostenere un criminale ottantenne in fase di regressione mentale, che tratta l'Italia come una escort piegata ai propri interessi privati. E la risposta è semplice: Berlusconi è uno dei più esperti manipolatori di masse ed è riuscito a creare un vero e proprio culto intorno alla sua persona, una vera e propria fede: il berlusconismo. Siamo tutti molto più berlusconiani di quanto lo fossimo quando Silvio era Presidente del Consiglio e questo perché un ventennio di bombardamento mediatico ha prodotto i suoi effetti.

Il successo di questo enorme brainwash è dovuto alla televisione - e no, non è una cosa scontata: nel momento in cui controlli privatamente le tre principali emittenti televisive italiane e, in qualità di Presidente del Consiglio, anche le tre emittenti dello stato, il gioco è tanto facile quanto serio. Il linguaggio politico in TV è semplificazione della realtà, come una critica non costruttiva, un “fanculo a tutti gli haters”, ripetere sempre gli stessi tre temi, il populismo. Un tempo il dibattito politico era di livello, ma, dopo vent'anni di berlusconismo, oggi si riduce a una frenesia generale di tre settimane attorno a un albero di Natale spelacchiato. Parafrasando Charles De Gaulle si potrebbe dire “Io ho tre armi politiche, la tv, la tv e la tv. La tv, perché la so usare; la tv, perché i miei avversari non la sanno usare; e la tv, perchè la possiedo”. 

Gaber un giorno disse “Non ho paura di Berlusconi in sé, ho paura di Berlusconi in me”. Berlusconi è una trasposizione di valori morali propri della società italiana, oltre che un profondo conoscitore dell’uomo. Cosa ha pensato l’elettorato di Berlusconi per vent'anni? “Ci somiglia, è uno di noi”. Tiene alla famiglia, alla moglie e ai figli, sa fare i soldi, ama le case nuove, parla di calcio, detesta le regole, è simpatico e racconta barzellette, ama le donne, le feste e la compagnia: è un anticonformista consapevole dell’importanza del conformismo; è un bravo cristiano che loda la chiesa il mattino, i valori della famiglia il pomeriggio e la sera paga una manciata di escort.

Siamo un paese che non si fa più illusioni, per evitare delusioni dopo anni di frottole scintillanti e oggi la coerenza tra dichiarazioni e comportamenti non è nemmeno più un requisito che pretendiamo dai nostri leader. Spostare il discorso dai comportamenti alle intenzioni ha sempre fatto parte della strategia politica di Berlusconi, è riuscito ad applicare una grande capacità di seduzione commerciale ereditata dalle sue precedenti professioni (l’edilizia, la pubblicità, la televisione), utilizzando toni e opinioni semplici, gradevoli e rassicuranti. E la scelta del linguaggio è stata fondamentale in un paese ossessionato dall’estetica come il nostro, dove un bell’aspetto vale più di un buon comportamento. Fa male, lo so. Ma guarda la storia di Berlusconi e prova a dirmi che non è vero.

Siamo di fronte a uno dei comunicatori più formidabili della storia e pensa te che sfiga, doveva essere un criminale mafioso-Presidente del Consiglio. Ma per chiarire, che Berlusconi sia colluso con la mafia non lo dico io: lo dimostrano i rapporti con Dell’Utri - cofondatore di Forza Italia - e gli appunti di Giovanni Falcone. Silvio ha fondato un partito con un mafioso. La Cassazione e il concorso esterno di Dell’Utri per il periodo 1974-1978 provano i suoi rapporti con gli esattori della mafia, in particolare con Vittorio Mangano, nel successivo decennio 1982-1992, condannandolo a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il primo pilastro della condanna di Dell’Utri è l’assunzione ad Arcore di Vittorio Mangano, membro di Cosa Nostra sin dagli inizi degli anni '70, che nel 1974 va a vivere a casa di Berlusconi in qualità di “stalliere”. Nelle motivazioni della sentenza è scritto che per diciotto anni, dal 1974 al 1992, l’ex senatore è stato il garante “decisivo” dell'accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra con un ruolo di “rilievo per entrambe le parti: l’associazione mafiosa, che traeva un costante canale di significativo arricchimento; l’imprenditore Berlusconi, interessato a preservare la sua sfera di sicurezza personale ed economica”. Confermando “la sistematicità nell'erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell'Utri a Cinà" (Gaetano Cinà, boss mafioso) e il ruolo di mediatore di Vittorio Mangano. La Cassazione ha poi evidenziato come “il perdurante rapporto di Dell'Utri con l'associazione mafiosa (…) veniva logicamente desunto dai giudici territoriali anche dall'incontro, avvenuto nei primi mesi del 1980, a Parigi, tra l'imputato, Bontade e Teresi, incontro nel corso del quale Dell'Utri chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l'acquisto di film per Canale 5”. L’incontro del 1974 tra l’allora trentottenne Silvio Berlusconi e il superboss Stefano Bontate, così come il contenuto del contratto mafioso mediato da Dell’Utri, è considerato fatto certo da tutti i giudici che si sono occupati di questo caso, in tutti i gradi di giudizio. Le sentenze di merito elencano migliaia di pagine di riscontri oggettivi e testimoniali.

Ma perché fermarsi qui? Il 30 ottobre del 2017 la Procura di Firenze ha ottenuto la riapertura dell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, che colpirono Firenze, Roma e Milano. Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi sono nuovamente indagati dopo la trasmissione di atti pervenuti da Palermo, con le intercettazioni dei colloqui in carcere del boss Giuseppe Graviano, nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia:

“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia, per questo c’è stata l’urgenza”

Eppure il 4 marzo, secondo ogni sondaggio, Berlusconi uscirà vincente dalle elezioni nonostante tutto. In un paese normale, queste inchieste sarebbero sulle prime pagine di ogni giornale. In un paese normale, Berlusconi sarebbe in carcere a scontare un giusto ergastolo. In un paese normale, milioni di persone non voterebbero mai per un mafioso, per un mentitore seriale che rappresenta tutto ciò che non è invidiabile dell'essere italiano. Quindi, berlusconiano, sappi che se domenica entri in quella cabina elettorale e sbarri il simbolo di Forza Italia, voterai per un criminale mafioso che è riuscito a manipolarti, senza che te ne sia nemmeno reso conto. E se questo articolo non ha smosso la tua coscienza e non ti ha fatto cambiare idea, magari non entrarci nemmeno in quella cabina e resta a casa a guardare l’Isola dei Famosi, Amici, Uomini e Donne o il Grande Fratello. Se proprio non devi usare il cervello, fallo sul divano. 

, Davide Enriotti

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