La killer che faceva saponette

Ma anche pasticcini: con i corpi delle sue vittime, s'intende

Guido Giovannetti 20\03\2018

Le tre scomparse

Correggio, 1939. La Seconda Guerra Mondiale è alle porte, e in tutta Italia fervono terrore ed entusiasmo. Ma nel piccolo comune emiliano qualcuno sembra interessarsi poco al conflitto: è Faustina Setti, una zitella di 73 anni. L’hanno vista farsi bella dal parrucchiere e uscire di casa, una grossa valigia in mano: è forse in partenza? Fatto sta che della Setti non se ne sa più niente, dopo quel giorno.

Il 5 Settembre del 1940 è Francesca Soavi, una maestrina che spera di trovare lavoro nelle scuole di una grande città, a dare il suo addio a Correggio: a quanto pare ha trovato posto in un collegio femminile a Piacenza. Anche di lei, esattamente come la Setti, nessuno viene più a sapere alcunché.

Il 30 Novembre dello stesso anno è il turno di Virginia Cacioppo, 53enne con un radioso passato da soprano lirico (l’ha diretta persino Toscanini!): la donna disperava di trovare un nuovo impiego, vista l’età, eppure un misterioso impresario di Firenze sembra averla ingaggiata. Pure la Cacioppo non dà più sue notizie, dopo la partenza.

L’impicciona-detective

È proprio quest’ultima scomparsa a introdurre un nuovo personaggio femminile: si tratta della cognata di Virginia Cacioppo. Virginia, infatti, le ha venduto gran parte dei suoi vestiti senza preavviso – un gesto quantomeno bizzarro. Quando la Cacioppo non si fa più sentire, la cognata decide di indagare per conto suo: in paese, dalle chiacchiere della gente, viene a sapere del misterioso impresario fiorentino, ma soprattutto scopre che la trattativa è avvenuta tramite un’altra persona.

Leonarda Cianciulli abita al numero 11 di via Cavour, ed è lì che molti sostengono di aver visto entrare la Cacioppo, il giorno della sua partenza. Ma le voci non si fermano: a quanto pare anche la Setti e la Soavi erano amiche della Cianciulli. La polizia, però, non trova traccia delle donne nell’appartamento di Leonarda, e la donna mostra inoltre a tutti alcune cartoline che le sono arrivate dalla Setti. Sembra, insomma, che si tratti di una falsa pista.

Tuttavia l’impicciona non molla: sua cognata aveva alcuni buoni del tesoro, che sono scomparsi. La polizia indaga, e scopre che un prete di campagna ha depositato uno di questi buoni in una banca di San Prospero: interrogato, il prete rivela di aver acquistato il buono da Leonarda Cianciulli. La Cianciulli viene incarcerata, ma non confessa: solo quando la questura inizia ad indagare sul figlio maggiore, Giuseppe (detto Peppino), la donna rivela finalmente la verità.

Dolci e saponette

Sì, è stata lei a uccidere le tre donne scomparse. È lei che aveva trovato il presunto marito alla Setti, l’impiego alla Soavi e l’impresario alla Cacioppo: è sempre lei che aveva scritto le cartoline della Setti, per allontanare i sospetti da sé. Ma allora com’è che non si sono trovati segni del passaggio delle tre donne al civico 11 di Via Cavour? È la stessa Cianciulli a descrivere con efficacia nel suo libro di memorie, Confessioni di un’anima amareggiata, il metodo con cui si è sbarazzata dei corpi.

“...gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io”.

Non è un incubo grottesco, ma ci assomiglia molto: Leonarda Cianciulli confessa di aver sciolto il corpo della Setti con l’uso di soda caustica, e di aver poi usato il sangue della vittima per fare biscotti, che ha poi servito alle sue amiche e che essa stessa ha mangiato.

Ma il soprannome della Cianciulli, la “saponificatrice di Correggio”, deriva dal modo in cui ha trattato il cadavere della Cacioppo.

“Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce”.

Ma per quale motivo Leonarda Cianciulli avrebbe voluto la morte delle tre donne?

La maledizione

Leonarda Cianciulli aveva avuto un’infanzia infelice: la madre, in particolare, la odiava e la maltrattava. La tensione massima tra le due si raggiunse quando Leonarda decide di sposare un giovane impiegato, invece dello sposo individuato per lei dalla madre. Alla rottura del rapporto, fece seguito un presagio di sventura: stando al resoconto di Leonarda, infatti, la madre la maledì, augurandole una vita piena di sofferenze. Oltre a questo, la Cianciulli aveva parlato con una zingara, la quale le aveva predetto la morte di tutti i suoi futuri figli.

E, tristemente, il primo figlio di Leonarda muore, e così il secondo, e il terzo, e il quarto. La donna, però, non si arrende: è come se il conflittuale rapporto con la madre le abbia fatto, per contrasto, desiderare di essere mamma più di ogni altra cosa al mondo. E poche hanno avuto la stessa dedizione, in tal senso, di Leonarda Cianciulli: sono ben 17 le gravidanze totali che la donna affronta, dovendo inoltre sopportare lo straziante dolore di ben 13 figli morti. Alla fine, però, gli ultimi quattro parti vanno a buon fine, e la donna, nel 1939, ha tre meravigliosi maschi e una dolcissima bambina: il suo prediletto è il maggiore, Giuseppe, “due corpi e un’anima sola” con lei.

Ma la guerra è alle porte, e Leonarda ha paura che le possa portar via i tre figli maschi. Si consulta, allora, con una maga locale, la quale le dà un consiglio per preservare la vita dei suoi adorati bambini: offrire alla morte, in cambio, altre tre anime con cui pareggiare i conti.

Finale a sorpresa?

Come in un buon film (grottesco) che si rispetti, anche in questa storia c’è un finale a sorpresa. Leonarda Cianciulli viene condannata a 30 anni, che accetta di buon grado. Tutt’altra risposta si ottiene quando il figlio Giuseppe viene assolto da ogni accusa, ed è libero di andare: alla notizia, Leonarda si precipita ad abbracciare il suo bambino, piangendo di gioia e urlando la sua felicità all’intero tribunale.

Per quanto non sia stato comprovato, sembra ben strano che la Cianciulli abbia potuto davvero fare tutto da sola (uccidere e sollevare corpi, lei che era una donna di mezza età provata da diciassette gravidanze). Forse, dunque, è vero che aveva un complice, e forse era proprio quel figlio che mangiava i pasticcini umani preparati dalla donna. Salvarlo dalla galera, dunque, sarebbe stata l’ultima, grande vittoria di Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice” ma, soprattutto, la madre per vocazione.

, Guido Giovannetti

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