Hip-Hop e Rap non sono la stessa cosa

Scusa Inoki

Carlo Cosio 31\01\2017

Ammeto che fino a poco tempo fa la strofa di Neffa che fa

“nasce giu' nel Bronx, gia' da vecchia data,
Zulu Nation, Africa Bambaataa, Dj Kool Herc e GrandMasterFlash,
e il mio gruppo preferito sono i Tribe Called Quest.”

per me era solo un elenco di nomi ben infilati dal mistico chico del ritmico boom-cha e che potevo supporre avessero a che fare con la nascita del Rap. Poi qualche settimana fa Netflix  mi ha regalato un altro po’ di cultura con un documentario che mi ha presentato di persona questi nomi e mi ha mostrato la rivoluzione che hanno messo in atto ormai quasi 30 anni fa. Una cosa del genere non ha più avuto neanche lontanamente simili per freschezza e impatto sociale, tanto che ritengo che qualunque ragazzino si spacci per conoscitore di Rap debba intraprendere questo lungo e inesauribile viaggio verso le radici, se no può anche stare a baita. A baita però può invitare anche tutti quelli che ritengono che Rap e Hip-Hop siano una cosa sola: arriveranno con la faccia indignata e affezionati a mantra tipo “questi non conoscono Biggie”.

E ok raga il Rap è nato dall’Hip-Hop, non lo discuto. Mentre il Bronx andava letteralmente in fiamme e nell’Uptown devota alla Dance si sbocciava Champagne su Cadillac lucide come uno specchio, un paio di alieni profani, e soprattutto neri, iniziavano a organizzare festini al piano terra di un palazzo conosciuto da tutti gli spacciatori del rione, che avrebbero rivoluzionato il modo di far passare dischi. I Disc Jockey infatti portavano da casa i vinili di musica Black dei loro genitori e ne facevano girare due alla volta, giocando sui break dei pezzi, ovvero su quei pochi secondi di musica lasciati alle percussioni, e boom: la gente ballava in modi mai visti. Poi bella l’hanno chiamata Break Dance, ma è il tizio con il microfono vicino al DJ che interessa a noi. Il Master of Ceremonies, meglio conosciuto come MC, nacque appunto per aizzare le folle durante questi Block Party, ma lentamente e naturalmente si è ritrovato a spingere slogan in rima e con una cadenza di voce che oggi chiamiamo flow. E in qualche modo il Rap era nato.



Quindi bella per l’Hip-Hop che ha dato vita a Rap, Break Dance, DJing e pure Writing: grazie Zulu Nation e grazie Africa Bambaataa senza di voi nulla sarebbe stato possibile, non la Golden Age, non la New School e, chi lo sa, magari nemmeno Obama. Però, finiti i ringraziamenti, è il momento di guardare a quello che mi piace di più, cioè al mio tempo e, dato che mai come oggi la parola Rap sta influenzando la musica di qualsiasi genere, è forse arrivato il momento di capire che cosa vuol dire. Vuol dire “colpire” e indica un’attitude nel parlare che ti permette di dare risalto ai contenuti del tuo discorso grazie alla sonorità incalzante dell’insieme delle parole; una tecnica quindi, che, per dirti, usava anche Mohamed Alì nel rivolgersi ai suoi avversari prima dei combattimenti; Snoop Dogg è un altro buon esempio dato che ha flow anche quando parla su Instagram. L’Hip-Hop l’ha involontariamente applicata alla musica mettendola su una base, ma che tu stia su un Break di Preemo o su una base di Travis Scott, puoi comunque rappare.

Perché Rap e Hip-Hop sono cose diverse. L’Hip-Hop è uno stile di vita, è un movimento culturale che ha difeso le origini degli Afroamericani, è un modo di pensare e di camminare ed è diventato in molti anni un termine per riferirsi a un notevole numero di dischi; il Rap invece è “solo” una tecnica e non ti devi prendere male se in questo periodo ha trovato un nuovo amore nella Trap. Se no poi sembri l’ex geloso, o tuo nonno che ha paura ad usare una parola che ha sempre usato in un contesto nuovo. C’è un paradosso che rende difficile separare le due cose e che quindi è importante chiarire, cioè che, ok, il Rap è nato dall’Hip-Hop, ma poi l’ha sovrastato inglobandolo e gli ha lasciato solo una parte del proprio amore; perché quello del Rap è un cuore grande e dentro c’è spazio per i Triple Six Mafia, c’è spazio per Gucci Mane, c’è spazio anche per Mecna e Ghali. E se ti sembra che non ce ne sia è perché stai guardando al tuo cuore, non a quello del Rap.



Quindi mollalo quell’atteggiamento da vecchio repubblicano conservatore e intollerante, perché è assurdo difenderci qualcosa nato per essere completamente anti-conservatore. Puoi anche ascoltarti Hip-Hop tutta la vita fra, è un po’ un peccato, ma rimane una splendida scelta. Non venire però a sputare veleno usando come argomento “non state facendo Hip-Hop / Hip-Hop e Rap sono la stessa cosa” per andare addosso a qualsiasi ragazzo che non rappi sui 4/4 di basso e batteria, perché è un argomento fottutamente infondato. Jake la Furia ancora in Mi Fist diceva “non c’entro un cazzo con l’Hip-Hop; E-Green afferma che Hip-Hop e Trap sono due Giochi diversi e solo chi farà Trap nel futuro dovrà sapere chi è Sfera Ebbasta; e no, Inoki, Marra e Gué, come molti altri, non stanno più facendo Hip-Hop, ma la domanda è: e allora? Ringrazia che ci sia in giro qualcuno con l’intelligenza per sperimentare oltre, perché se Kool DJ Herch avesse avuto un atteggiamento come il tuo saremmo ancora qui ad ascoltare Dance nei nostri pantaloni a zampa di elefante. E ti ci vedrei bene per strada a Bolo. Sei abbastanza grande per capirlo Inoki che il Rap è un genere con un sacco di sottogeneri e nel 2017 sarebbe anche ora iniziassi a riferirti all’Hip-Hop come al primo di questi sottogeneri.

 

, Carlo Cosio

Lascia un commento all'articolo