Facebook odia

Ma l'odio pornografico da social network può essere combattuto

Carlo Cosio 08\12\2016

Di solito capisco di non avere fatto un cazzo tutta mattina quando sono le 11 e la batteria del cell è già al 61%.
Dovevo studiare e invece ho scrollato chilometri di home di Facebook, letto i commenti al derby di Roma e guardato il video delle dimissioni di Renzi: insomma sono le 11 di mattina e per colpa di Internet sono già pieno di odio. Certo proprio questo lunedì non è il momento migliore per cercare buoni sentimenti online, ma è una situazione estrema che mi fa pensare: perché la gente rigurgita su Internet così tanto odio?
L’odio fra è un sentimento umano, può avere motivazioni valide e alcune persone fanno veramente di tutto per farti prudere le mani, quindi non sono qui a dire che va estirpato; quello che trovi sul web però è un odio facile, pornografico, ed è così pop perché abbiamo una predisposizione naturale nei suoi confronti: già sai che la vita è un pendolo che oscilla tra cose brutte e non prendersela neanche un po’ sarebbe da ingenui; già sai che parlare male di qualcuno è facile, dato che ognuno ha dei difetti, e anche incredibilmente appagante perché ti fa scordare per un po’ i tuoi; già sai che l’odio è prima di tutto un impulso, fratello più piccolo dell’indignazione, e che è un attimo trasformarlo in battiti sulla tastiera MAGARI CON IL CAPS LOCK MAIUSCOLO CHE COSI’ SEMBRA CHE STAI URLANDO.

L’odio insomma è la Cocacola dei sentimenti, piace proprio a tutti. Se non fosse così probabilmente le principali religioni della storia non si sarebbero sbattute tanto a insegnare alla gente ad amare e a non avere paura, che è la paura molto spesso l’origine dell’odio. E noi odiamo avere paura. Tipo da bambini con il buio, dentro ci si può nascondere qualsiasi pericolo senza che noi possiamo vederlo. Fanculo al buio quindi, ti odio uomo nero.
Ma se avessimo un visore notturno potremmo vedere che nella stanza ci siamo solo noi e niente mostri, perché sai fra, i mostri non esistono. Certo è che davanti a Brexit, a Trump, al Referendum, al Milan secondo in classifica, alla Trap, all’Isis e ad altri pericoli non basta un visore notturno per vedere che quei mostri sono solo logici elementi di un contesto. Come la giacca sull’appendiabiti di camera tua, che sta accanto alla porta perché è lì che deve stare e che ti capita di odiare perché al buio la scambi per Freddy Krueger.
Il verbo vedere tra quei capi degli antichi Greci può voler dire anche sapere e sì fra sto andando a parare proprio lì: il visore per la realtà che ti permette di non odiare qualsiasi cosa tu veda nel mondo è il sapere. Non il sapere del tipo conosco a memoria la Divina Commedia, ma il sapere che indaga, quello sempre vivo e pratico, quello che davanti a qualcosa che non capisce si pone domande e cerca risposte. Il sapere che scava fino alla causa di un problema e di una minaccia, quello che sa far convivere gli opposti, il sapere che ti fa capire che i mostri li creiamo noi nella nostra testa.
E te lo dico subito, la via del sapere è incredibilmente difficile. Perché la realtà è una rete di relazioni che muta ad ogni nuovo nodo e cercare di conoscerla ti obbliga a ricrederti su un sacco di cose di cui eri sicuro, di continuo e fino a che non crepi. Ma alla fine è quello che dovrebbe fare chiunque prima di aprire la bocca e prima di scrivere l’ennesimo commento pieno di odio su cose che, di fatto, non sa.

Rincorrere il sapere è una sbatta assurda e la cosa più paradossalmente bella è che alcune cose proprio non si possono sapere (tipo dove finiremo dopo essere morti). Ma la domanda è: perché averne paura? O meglio, perché arrendersi alla paura? È più comodo, dicevamo, finire per odiare tutto quello che non facciamo lo sforzo di capire, anche perché se ti sbatti per comportarti diversamente spesso finisci per ricevere meno consensi di chi inneggia al facile odio, alla paura, all’ignoranza. Ma finché non mi convincerete del contrario, cercare di sapere è il modo più bello che abbia trovato finora per affrontare le menate di tutti i giorni, perché la vita è cose-che-fanno-paura, ma piuttosto di nascondermi in mezzo a un gruppo de struzzi con la testa sotto la sabbia, preferisco continuare a sbattermi a scrutare nel buio.

, Carlo Cosio

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