Come fare i soldi con League of Legends

E vivere felici

Jacopo Cosio 24\05\2016

Se ti dicessero che i piccoli raga del XXI secolo non escono a giocare o che i diciottenni non vanno in strada a fare casino perché sul computer hanno un gioco più figo della strada, probabilmente li diresti babbi. Ma se il babbo fossi tu? Potresti infatti essere diventato una di quelle persone che dicono “ai miei tempi”, frate. Occhio.
Perché, si sa, la tecnologia va sempre più veloce e ad invecchiare non ci vuole niente. E se non capisci che un pallone o un frisbee sono solo strumenti, prolungamenti del corpo e del cervello, proprio come lo è un computer, allora non riuscirai a capire che tirare una punizza sotto al sette, fare un backflip o un grand jete non è molto diverso da eliminare un nemico a LoL. Non sai che cosa sia Lol? Allora sei davvero vecchio.

League of Legends (LoL) è la nuova frontiera del Gioco, il nuovo calcio, è 5 persone contro 5 -solo che ognuna è collegata da un computer in chi sa che angolo del mondo. Tranne nel torneo dei giocatori Pro, quelli forti per davvero, la cui finale è giocata in uno stadio da 40.000 persone. I partecipanti (più o meno tutti ragazzi) guadagnano centinaia di migliaia di euro e il montepremi dei mondiali supera comodo il milione di euro. Gli sponsor poi hanno nomi come Samsung, Htc, Newbalance, la gente fa ore di coda per strappare un autografo e canta cori per incitarli, fanno vite da star come Messi, Kobe Bryant o qualunque altra stella sportiva. Quindi, chi era il bambo? Certo, per essere al top i sacrifici non sono pochi e non è sempre facile accettare un contratto che ti obbliga a cambiare continente, mollare ma', pa' e tutti i soci per andare a vivere in una casa dispersa nei boschi con quattro sconosciuti, un allenatore e sessioni di allenamento da dodici ore. Tanto che non tutti hanno retto e in un attimo eccoci di fronte al primo scandalo nella storia di LoL (che alla fine dove c’è il money, c'è sempre lo scandalo): alcuni ragazzi si drogano. Più precisamente si fanno di Adderall, un’anfetamina utilizzata, tra le altre cose, per curare il disturbo da deficit di attenzione (ADHD) e che, per farla semplice, viene descritta come una “speed meno potente”. Uno di quei bei farmaci per non sentire le ore di allenamenti, i viaggi, la pressione dei match e per essere sempre lucido e reattivo. E in un attimo ancora più breve ecco la zia di turno criticare “questi adolescenti che si guadagnano da vivere con i giochi del computer e che si prendono giù le cose, quelle che li fanno ragionare super veloce senza down”. È tutta un'altra cultura, con lei non centrano. Ma parliamo un po' di numeri, zia, che i numeri piacciono sempre così tanto.

Quanto è grossa questa cultura? Attualmente League of Legends conta 27 milioni di players attivi ogni giorno e durante l’ultimo campionato mondiale sono state superate le 330 milioni di visualizzazioni. Una vera sottocultura frate, con uno slang tutto suo che in Italia è riassunto in un incrocio tra inglese e italiano: “flasha che il jungler ci sta gankando con il tp”. Se poi pensi che sia facile, guardati un video e capisci subito quanto non ci capisci: sono 130 personaggi diversi con 4 abilità ciascuno, piú un'abilità passiva: 650 interazioni diverse senza contare i vari oggetti, che potete stare tranquilli tutti i giocatori conoscono a memoria. Queste cose da sedicenni sono diventate super popolari anche tra adulti e ventenni, uomini e donne, così tanti che voglioo pure di farlo gioco olimpico: hanno già mandato una proposta formale, con timbri, firme e tutte le varie pratiche burocratiche. E in effetti già dal 2013 gli USA hanno riconosciuto ufficialmente i giocatori degli eSport (sport elettronici) come atleti professionisti a tutti gli effetti. Sono ragazzi che giocano al computer e li piazzi con quelli che lanciano il disco da 2500 anni, voglio dire: questi hanno il Discobolo di Mirone, quelli del computer, la statua troppo vecchia di uno davanti a uno schermo ancora non ce l'hanno. Forse è il momento di erigerne una.

, Jacopo Cosio

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