Il mio grosso grasso giornalista preferito

Provare per credere

Fabio Parola 10\11\2016

Se il me stesso di quattro anni fa dovesse incontrare il me stesso di oggi, non so come finirebbe. Probabilmente male. Specie dopo un pomeriggio del giugno scorso, quando mi sono fatto mezz’ora di coda alle poste per pagare un bollettino da 99 euro e abbonarmi per un anno a Il Foglio, edizione digitale. Prima che tu smetta di leggere però frate lasciami dire che sono anche un fedele abbonato a Internazionale, quindi le due cose si bilanciano più o meno dai. O forse è un’aggravante, non so. Quella che vorrei raccontarti, in ogni caso, è la maxistoria di come la mia relazione con Il Foglio e il suo (ex)megadirettore galattico Giuliano Ferrara sia cambiata  capovolta sottosopra sia finita nel giro di poco meno di 12 mesi. A questo punto della mia trasformazione come lettore di giornali penso di avere capito cosa davvero voglio trovare in quello che leggo/guardo/ascolto: un’idea con cui sono in profondo, radicale disaccordo.

 

Non mi ricordo la prima volta in cui mi è successo di leggere un articolo di Ferrara. Prima di allora rientravo fra gli idioti che dicono che il Foglio è carta da cesso senza averne letto nemmeno due righe. Raga, seriamente? Niente, leggo l’articolo (non mi ricordo nemmeno su cosa fosse, non è importante) e mi dico vabè, scritto benissimo e tutto quello che vuoi, però che sta a di’? Poi lo rileggo. Però, però… È scritto davvero bene. Too late, ormai si era aperto il vaso di Pandora. Da bravo delinquente, sono tornato altre volte sul luogo del delitto. Poi mi sono messo a leggere anche altre firme del Foglio: c’è gente di tutti i tipi, dagli ex di Lotta Continua ai fondamentalisti cattolici ai radicali. Così, tutti insieme, in culo alla linea editoriale. Quando chiudevo la pagina di Chrome alla fine di un articolo avevo sempre un punto di domanda in fronte: perché ho letto sta cosa, se non sono d’accordo con quello che hanno detto? Ma soprattutto, perché sono così sicuro che domani tornerò qui? La risposta era sempre uguale: perché anche se le soluzioni non mi hanno convinto, l’analisi ha fatto brutto.

 


In realtà una linea editoriale Il Foglio ce l’ha: è una campagna a difesa del politicamente scorretto che dura da vent’anni e fa dissing tanto di una destra ignorante, razzista e fascistella quanto di una sinistra moralista, giustizialista e, sotto sotto, visceralmente snob. Una battaglia a difesa di posizioni anche improbabili  e in cui spesso nemmeno Ferrara crede fino in fondo, ma che sono da tutelare a prescindere contro chi cerca di restringere il campo del dibattito pubblico, chi vuole mettere il bip alle voci con cui non è d’accordo. La politica è fatta da gente che prova a mettere in pratica delle idee, se inizi a mettere paletti al pensabile e al dicibile stai limitando la libertà di tutti. “Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti” (K. Popper feat. G. Ferrara). 
Così sono passato, nel giro di meno di un anno, dall’aver letto Il Foglio per la prima volta a abbonarmici. E ti dico fra’ che sono proprio contento di averlo fatto. Alla fine ho capito perché mi piace leggere/guardare/ascoltare cose con cui non sono d’accordo: perché sono costretto a rimettere in discussione i miei principi. A dire uhm, ok, non sono d’accordo ma questo tizio ha comunque messo in fila due o tre idee che hanno un senso… Quindi sono sicuro che anche lui non possa avere un po’ di ragione? È l’unica strada per diventare un po’ più consapevoli di se stessi: se nessuno ti critica zio resterai un bimbo convinto di essere sempre dalla parte del giusto.

Anzi sai cosa? Dovremmo proporre a Zuckerberg un algoritmo che ci faccia saltare fuori in bacheca solo post di gente con cui non siamo d’accordo. Il fatto che, al contrario, FB stia seguendo la politica contraria dovrebbe farci fare due domande (e Il Foglio, btw, credo avrebbe due risposte).
Quindi cosa posso dirvi? Secondo me vale la pena spendere soldi per le cose che ci fanno bene. Che, nel caso dell’informazione e della consapevolezza politica, è la roba un po’ eretica, fuori da coro, un po’ weirda. “A me piacciono le anomalie” dice l’Elefantino. Poi chiaro che ci sono cose strane sì, ma che non stanno né in cielo né in terra e non ha senso leggere, perché non sono basate su nulla di logico. Viva le anomalie razionali, allora. Sono molto affezionato al Foglio, che mi ha fatto diventare una persona migliore credo, e a Ferrara, finora l’unico giornalista che mi abbia fatto (quasi) commuovere nel leggere un articolo. A proposito di anomalie frate, l’altra sera stavo tornando a casa e ho trovato per strada questa rivista, “Tradizione famiglia e proprietà”: in pratica spiegano che la Guerra Fredda è successa perché la gente non voleva abbastanza bene alla Madonna. Però scrivono da dio eh, avercelo uno stile così. Niente, abbonarsi costa 15 euro all’anno quindi forse…

, Fabio Parola

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