I Landlord parlano del loro Beside

E di come va la vita dopo la TV

Alberto Brogi 24\11\2016

Ciao Landlord! Rompiamo il ghiaccio parlando di altri, cosa ne pensate del panorama Indie italiano?
Ciao a voi! Cosa possiamo dire? Siamo sempre molto attenti a quello che ci succede intorno, specialmente ad un panorama al quale anche noi, nel nostro piccolo, un po’ apparteniamo. Stiamo notando un cambiamento sicuramente, quel mondo che qualche anno fa veniva definito di nicchia, oggi sta emergendo sempre di più e sta conoscendo un pubblico sempre più ampio e vario. Anche le maggiori radio si stanno accorgendo di questo cambiamento e certamente è un’ottima cosa. Speriamo solo che questo passaggio/mutazione non renda il tutto piatto e omologato!

Voi invece come state?
Molto bene grazie! Come facciamo spesso ultimamente, mentre vi rispondiamo a quest’intervista siamo in viaggio, però c’è il sole, non è freddo e quindi è tutto molto bello! Voi?

Ah bene grazie raga, ma chi ha suggerito e cosa vuol dire il nome “Landlord”?
Il nome “Landlord” nasce da un’idea di Gianluca, il quale un giorno ascoltando “The Importance Of Being Idle” degli Oasis, viene catturato da questa parola. In realtà il nome ha diversi significati, ma quello che ci è piaciuto di più è quello letterale. Landlord è il proprietario del terreno, è l’affittuario, e noi abbiamo abbracciato a pieno quest’accezione. Quando abbiamo iniziato questo progetto volevamo essere pienamente convinti e sinceri di quello che avremmo scritto, volevamo essere i padroni della nostra musica e così Landlord ci è sembrato perfetto.

Come riuscite a far convivere sonorità classiche e musica elettronica?
Niente è stato deciso a tavolino. Non ci eravamo prefissati nessuna cifra stilistica. Tutto è stato frutto di un’esigenza. I pezzi sono nati intorno ad una sensazione, attorno ad un’emozione, che abbiamo cercato di mantenere, di trasmettere ed esaltare tramite l’arrangiamento. La verità è che sul serio noi ci siamo emozionati tanto nello scrivere i nostri brani e il nostro obiettivo è quello di far capire a chi ci ascolta quello che abbiamo provato e che continuiamo a provare.

Parlando di esperienze invece, come sta andando la vita dopo XFactor?
Dopo XFactor stiamo continuando a darci dentro! Suoniamo tanto e continuiamo a scrivere nuovi brani! Sicuramente l’esperienza del talent è stata significativa, impegnativa, stressante, ma anche costruttiva. Abbiamo imparato tanto sotto tutti i punti di vista, poi alcune cose ci hanno fatto crescere e tutt’ora le stiamo mettendo in pratica (siamo sempre convinti che si debba far proprio ciò che c’è di buono), però comunque manteniamo un nostro personale approccio alla musica!

Lo consigliereste ad un giovane musicista?
Purtroppo da queste esperienze (molto intense) possono nascere incomprensioni o, per fortuna, ci si può legare ancora di più, e a noi è successo proprio questo. Nello stress e nelle tante ore di lavoro ci siamo aiutati a vicenda, e siamo sempre rimasti convinti di quello che volevamo fare, senza scendere a compromessi, volevamo rimanere noi stessi, sinceri. Quindi si, ci sentiamo di consigliare quest’esperienza, a chi però ha già i piedi ben saldi a terra. Un talent deve fare uscire il meglio delle persone, mai snaturarle!

Recentemente ha fatto notizia la scelta dei Jarvis di mollare il programma dopo aver letto I termini del contratto con la Sony. Che poi è il premio per il vincitore.
Purtroppo sapevamo un po’ a che cosa saremmo andati incontro facendo le selezioni di XFactor e anche noi abbiamo dovuto firmare lo stesso contratto. Niente è da condannare o criticare, il tutto dipende dai propri obiettivi. Per alcuni la firma di quel contratto è un grande punto d’arrivo, per altri tutto il contrario. In ogni caso è comprensibile sia chi agisce facendo quello che si sente proprio, sia chi agisce per il proprio bene artistico.

Dato che fate musica molto orchestrale, tentereste mai il Festival di Sanremo? Servirebbe un pezzo ad hoc.
Tentare la partecipazione al Festival di Sanremo vorrebbe dire fare diverse cose: scrivere un pezzo ad hoc, sicuramente, ma soprattutto scriverlo in italiano. Noi siamo molto sinceri nel dire che in questo momento non è quello che ci interessa, non abbiamo questa ambizione. Ci piace scrivere in inglese e comporre brani così come lo stiamo facendo ora. Però in futuro chissà. Noi non ci imponiamo per nessun motivo l’uso della lingua inglese, in questo momento è un’esigenza artistica, quello che facciamo ha bisogno di questo, però non sappiamo più avanti cosa succederà. Se ci sarà l’esigenza di scrivere in italiano lo faremo e poi vedremo!

Dopo Aside è uscito recentemente Beside dai suoni molto più pieni e "aggressivi", ma pur sempre raffinati: che sentimento c’è dietro l’album?
I due EP sono figli dello stesso momento compositivo, e come accade in questi casi, quando si punta alla stesura di album, si cerca di definire un mondo, un ambiente che sia comune a tutte le tracce, ma capita sempre di finire oltre: si scrive qualche brano più morbido, altri più graffianti, alcuni più standard, mentre altri meno. Quello che è successo è stato questo, abbiamo si scritto brani che presentano una linea comune ma che naturalmente sono differenti e in base a quello che comunicavano li abbiamo poi distinti nei due EP. Sicuramente Beside è più aggressivo, e volontariamente l’abbiamo fatto uscire in un secondo momento, per testimoniare una sorta di crescita stilistica, un graduale passaggio a delle atmosfere più elettroniche, minimali e crude.

E che cosa si devono aspettare I fan per il futuro?
Non sappiamo quello che accadrà, intanto noi stiamo scrivendo cose nuove e abbiamo già diverse idee interessanti, poi vedremo cosa ci riserverà il futuro. Non abbiamo mai smesso di scrivere in realtà, però la preparazione di un tour porta via parecchio tempo. Ora siamo più tranquilli, abbiamo ritmi più rilassati perciò non ci fermiamo neanche adesso e ci diamo dentro! Speriamo di potervi fare avere a breve nostre notizie! A presto!

Bella raga!

, Alberto Brogi

Lascia un commento all'articolo