Justin Bieber e altri finti ragazzacci

Rivoglio i cattivi esempi di una volta

Carlo Cosio 22\03\2016

“Gli Studios ti cambiano l’immagine”. Basta una frase e da attore di western che fa le capriole in sella al cavallo ti ritrovi in smoking in un film in costume a dire frasi sofisticate con l’accento da mandriano. O almeno questo è quello che succede ad un personaggio di Ave Cesare!, l’ultimo film dei Coen che parla di Hollywood da Hollywood e tramite Hollywood. E Hollywood rappresenta bene il mondo-dello-spettacolo, con cui condivide buona parte delle dinamiche e il problema generale dell’arte dell’intrattenimento: come farci più soldi possibile senza finire per fare proprio stronzate.
Per la musica Justin Bieber è il re di questo mondo. Con più followers instagram degli abitanti dell’Italia e troppi record di vendite quando ancora io non sapevo scaricarmi gli mp3, questo raga del ‘94 ha giustamente scritto che se compri il suo disco aiuti a cambiare il mondo. E per le influenze che ha in un certo senso è così. Ma raggiungendo tutto questo in così giovanissima età Justin ha conosciuto il problema che molti piccoli prodigi hanno dovuto affrontare: togliersi l’immagine da cucciolo acqua e sapone. E in questo delicatissimo processo, lo sappiamo bene, più di uno c’è inciampato male.

Qualcuno vorrebbe infilare Bieber tra icone del Rehab come Linsday Lohan e Britney Spears, o il mai banale Macaulay Culkin aka Richie Rich. Anzi qualche tempo fa è stato coinvolto anche Obama che ha dovuto dire no ad una petizione di 180.000 persone per togliere il visto di soggiorno al Canadese, ritenuto un cattivo esempio. E in effetti qualche pischellata l’ha combinata anche lui. Ad esempio proprio poche ore fa è andato sul palco ubriaco davanti a migliaia di giovani e da vero Nemico Pubblico ha dichiarato che la gente lo odia perché è se stesso. Aspetta, perché era un cattivo esempio? Ah già, era ubriaco. Forse.
Questo processo di trasformazione è cominciato nel 2012 e fino al 2014 Justin ha avuto qualche problemino con la legge che possiamo riassumere così: ha aggredito un paio di persone che lavorano per lui, lanciato delle uova su una casa, rubato il telefono ad un vecchia in un minigolf e assunto erba e cocaina. Non so tu, ma non me la sento di paragonarlo a questo. Piuttosto me la sento di dire che Justin è l’esempio più popolare e quindi meglio riuscito di ciò di cui ci parlano i fratelli Coen: un cambio di immagine. Perché quando gli Studios ti cambiano l’immagine, tu non puoi dire no.

Essere Bad nel mondo delle Major tira da non so nemmeno quando e nel Pop la cosa è stata riconosciuta ufficialmente da niente meno che Michael Jackson quando ha deciso che sarebbe diventato Bad. Un altro bambino prodigio convertitosi al male, sia nella musica che nella vita privata. Esempi più recenti e soft di passaggio al lato oscuro ci sono stati dati da icone come Riri quando è Gone Bad o Miley Cyrus quando si è spogliata. E a questo punto direi anche da Justin Bieber.

Tra i teen, infatti, la vida loca è l’attitude che accoglie più consensi. Justin lo sa e insieme a chi ne cura l’immagine ci ha lavorato per costruire la versione matura e sexy di sé. Uniscici poi che essere l’under 25 più ricco al mondo qualche pressione te la dovrà pur mettere ed eccoci al compromesso che va bene a tutti: ben venga qualche reato minore, così il ragazzo si sfoga e la gente comincia a pensare che forse davvero è un genio maledetto. Ma se devi essere un cattivo esempio devi essere genuino, o mi diventa tutto un casino ambiguo frate. Quindi Justin o cominci a fare il matto davvero o smettila di fare finta. Ho bisogno di cattivi esempi genuini, non di trovate commerciali. 

, Carlo Cosio

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