Jared leto è maschio, bianco e americano

Dallas buyers club e il perbenismo made in usa

Giulia Gandini 19\02\2015

Dallas Buyers Club è stato uno dei film più acclamati agli Oscar dell’anno scorso. Pellicola dalla notevole profondità emotiva, tratta argomenti topici e densi quali AIDS, razzismo e omosessualità raccontando la storia di un giovane uomo texano a cui viene diagnosticata tale malattia negli anni ottanta. Invece di accettare il suo destino, Ron Woodrof (Matthew McConaughey) reagisce importando in America medicinali ancora in fase sperimentale, dando vita insieme a Rayon, transgender interpretato da Jared Leto, al “Dallas Buyers Club”. Il regista canadese Jean-Marc Vallée crea così un inno alla vita, una forte denuncia contro le case farmaceutiche e contro i pregiudizi sessuali che accompagnavano e accompagnano malattie come l’AIDS. Su quest’ultimo punto non mi ha affatto convinta. Grazie alle loro interpretazioni i due attori hanno vinto rispettivamente il premio come miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista. Entrambi hanno attutato un’impressionante mutazione fisica per rappresentare al meglio i propri personaggi: McConaughey ha perso una ventina di chili per accompagnare nella malattia lo scheletrico Ron, Leto circa quindici. Il cantante dei Thirty Seconds to Mars ha addirittura deciso di non uscire mai dal proprio ruolo, nemmeno a telecamere spente: gli addetti ai lavori hanno detto di non aver mai parlato con Leto nel periodo dello shooting del film, solo con Rayon.

Ma per quanto io sia una fan di Leto, mi rendo conto che è stata proprio la sua presenza sullo schermo a lasciarmi l’amaro in bocca. Non per questioni tecniche legate alla recitazione, ma per la figura che rappresenta al di fuori del film: Leto è uno dei tanti attori eterosessuali, bianchi, americani che riempiono Hollywood. Non posso evitare di dire che questo contrasta enormemente con il messaggio centrale promosso dal film: accettare le diversità, non discriminarle, farle proprie amiche. L’omofobo e texanissimo Ron si apre gradualmente a nuove prospettive nel conoscere Rayon, e la sua attitudine razzista lascia il posto ad un sincero affetto. Insomma il messaggio è chiaro: abbasso l’omofobia e i pregiudizi sessuali, siamo tutti esseri umani, persone. Bene, allora perché non dare la parte di Rayon a un transgender? Dallas Buyers Club avrebbe avuto la possibilità di cambiare davvero le carte in tavola, ma non l’ha decisamente fatto. Siamo tutti d’accordo che la recitazione sia pur sempre una forma di finzione. Ma poniamo che per rappresentare un personaggio femminile venisse scelto un uomo, perché considerato più adatto per il pubblico: poniamo ad esempio che il ruolo di Rose in Titanic fosse stato dato a Ryan Gosling invece che a Kate Winslet o una qualsiasi altra attrice donna. Poniamo che in un film con un chiaro messaggio contro il razzismo come Selma il personaggio di Martin Luther King fosse stato interpretato da Brad Pitt con la faccia dipinta di nero. Davvero qualcuno se la sentirebbe di dargli un Oscar? Di prenderlo magari come simbolo di una lotta anti pregiudiziale? Non metto in dubbio il valore di questi grandi attori, ma mi chiedo quanto possa essere efficace inserirli in film che mandano un forte messaggio contro maschilismo, razzismo e omofobia: non solo non è efficace, ma addirittura toglie forza al film e a quello che sta denunciando.

Dallas Buyers Club aveva tutti i requisiti necessari per adempiere al proprio compito di critica, ma a mio parere non ce l’ha fatta. Ha deciso di agire come molto spesso si agisce a Hollywood, con l’atteggiamento di chi si fa portatore di profonde rivoluzioni sociali lasciando tutto esattamente com’è. Un reazionarismo ipocrita, che ha solo finito per rafforzare l’idea che una persona transessuale non è altro che un maschio con trucco e parrucco, come lo è Jared Leto nell’interpretare Rayon. Lamentando che i transgender vengono lasciati ai margini della società, invisi, malvisti, se non attaccati, il film ha comunque deciso di lasciare al di fuori del proprio progetto un qualsiasi rappresentante della comunità transgender a favore dell’ennesimo attore rientrante nel mainstream made USA.

Per essere chiari, non voglio togliere l’oscar a Leto: voglio proprio togliergli la parte. E non sono l’unica che la pensa così, la comunità transgender ha fatto sentire la propria voce all’uscita del film nelle sale. Fallon Fox, un’atleta transessuale, ha scritto un articolo ricco d’indignazione sul Time, descrivendo come anno dopo anno si ritrovi zitta, sul proprio divano a guardare attori che imitano davanti alle telecamere persone transessuali, finendo inevitabilmente per essere caricature di chi non possono essere. Sorprenderà, ma esistono anche attori transessuali, la loro comparsa sullo schermo dipende solo da quando Hollywood deciderà che la loro presenza non rappresenti più un rischio per gli incassi. Perché al pubblico, per la maggiore, piace avere davanti la propria “normalità”. “L’opportunità di recitare ruoli positivi e di rilievo per gli attori transessuali mi sembra impossibile quando guardo alla deleteria mancanza di coraggio di Hollywood. Non posso essere l’unica ad aver sognato così significative opportunità, riguardanti un innalzamento sociale per la nostra comunità.” No, non sei l’unica.

, Giulia Gandini

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