In zabriskie point

Le cose esplodono

Chiara Molinari 30\01\2015

Anni Sessanta, Los Angeles. Università in fermento. Studenti neri e studenti bianchi che parlano di rivoluzione, di Lenin e Marx, della polizia fuori dalle scuole, di uno Stato che sta diventando fascista. Ci si prepara all’occupazione, allo sciopero, c’è chi ha in mano un’arma, chi sanguina per la repressione poliziesca. In tutto ciò, gioca un ruolo decisivo Mark, indisciplinato, indipendente studente a tempo perso che fatica a riconoscersi nelle logiche di un gruppo politico organizzato. Daria proviene da un contesto totalmente differente, bellissima e sbarazzina, lavora come segretaria solo all’occorrenza, ma i suoi compiti la spingono a dedicarsi al suo capo anche fuori dall’ufficio. I due s’incontrano nella Death Valley: su un aeroplano rubato lui, in fuga dal trambusto politico, armato d’irriverenza e sfrontatezza, su un’automobile lei, con musica alla radio, alla ricerca di un posto “dove poter pensare ai pensieri”. In una breve ed intensissima “epoche” i due s’incontrano e si confrontano, con tenerezza ed ironia, parlano, giocano, corrono, si amano a Zabriskie Point, luogo ora deserto e solitario, un tempo antichissimo sede di immensi laghi.

Daria fuma marjuana, le piace credere al potere dell’immaginazione, crede che nulla possa essere davvero orribile. Mark preferisce rimanere lucido, i rivoluzionari non possono e non devono perdere il senso della realtà. E di ricordi spiacevoli ce ne sono fin troppi. “Se le idee fossero piante”, quelle di lui sarebbero aggrovigliate come in una giungla, quelle di lei semplici e spontanee, vive come solo qualche pianta nel deserto può esserlo. E così, la gioiosa e trascinante immaginazione di Daria crea decine di coppie che fanno l’amore, che affermano la vita, la giovinezza e la libertà d’unione, trasformando e riappropriandosi di un luogo ormai considerato morto, e utilizzabile solo per costruzioni selvagge di villette vacanze per famiglie borghesi, immerse e affogate in una società capitalista dedita al consumismo sfrenato. Ma la fantasia pian piano deve dissolvere, e i due separarsi dal fortuito, fugace ma luminosissimo incontro per tornare ognuno al proprio mondo reale. Mark, incontro a un destino tragico e necessario. Daria, con una più acuita interpretazione della società che la circonda.

Le tinte dell’intenso sogno si squarciano, inghiottite da un’ambientazione che ricorda le lussuosissime ville di Wright, in cui l’acqua abbonda, artificialmente, innaturalmente, sgorgando in limpide sorgenti e piscine trasparenti per ricche signore. L’acqua, che “è come oro” nella Death Valley, l’acqua che è vita, ma appartiene ad adulti che la cristallizzano nel denaro e nella merce. E' la potenza immaginativa della ragazza a scatenare la soluzione rivoluzionaria ad una situazione che pare sedimentata. La possibilità creatrice del libero pensiero che vince il Potere costituito. Esplosioni apocalittiche dei simboli del capitale, del consumo, della ricchezza, del modello di vita statunitense. Esplosioni a ripetizione, che trasfigurano ville e architetture in composizioni quasi pittoriche, che attivano la reminiscenza di coloratissimi quadri di Kandinsky.

L’inattualità del film apre a possibilità altre di pensare il contesto politico e socioeconomico in cui si è inseriti, una realtà che oggi più di allora appare come un sistema fossilizzato e insuperabile. Un sistema che tende a far cadere nell’oblio la stessa carica eversiva di cui è dotata la giovinezza. Un potenziale che però ancora oggi ci appartiene, capace di non arrestarsi di fronte a ciò che è abituale e costituito. Basta non dimenticarsene. Zabriskie Point aiuta a far rivivere il ricordo, fuori dalla sua categorizzazione di cosa passata per renderlo presente in chi guarda. Sono i ritmi lenti, i fotogrammi estremamente poetici ed evocativi a toccare le corde di chi s'imbatte in questo film anche a quarant'anni di distanza. Corde dell'animo e del pensiero che vengono fatte vibrare dalle note dei Pink Floyd e dei Rolling Stones, per ri-pensare la propria esistenza, nell'incrocio tra individuo e collettività, tra desiderio e impegno, per ritrovare la propria soggettività tra il deserto e il sovraffollamento delle metropoli.

, Chiara Molinari

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