L'iPhone è mio e me lo gestisco io

Apple e FBI hanno due cose da chiarirsi

Fabio Parola 15\03\2016

“Zi’, qual è il codice di sblocco?”. L’abbiamo detta mille volte ‘sta frase, ma nelle ultime settimane è successa una cosa che dovrebbe darci parecchio, ma parecchio, da pensare. Cerco di metterla giù nel modo più chiaro e semplice possibile. Step 1: l’FBI vuole accedere ai dati che stanno nell’Iphone di un terrorista, ma ha sbagliato 10 volte la password  e adesso i dati ci sono, ma non sono accessibili. Step 2: l’FBI ha chiesto a Apple di creare un software che permetta di aggirare la crittografia sul device del terrorista. Step 3: Apple ha risposto che se lo sognano, perché non hanno nessuna intenzione di creare “una porta sul retro a tutti gli Iphone del mondo” e minare la fiducia dei loro clienti. Step 4: tribunale.
In troppi hanno detto la propria su questa vicenda. Quindi che vi frega di quel che scrivo io? Potrebbe fregarvi perché, secondo me, praticamente tutti hanno mancato un punto chiave per sbrogliare la faccenda: da dove arriva il nostro diritto di dire a un frate (anche al Frate con la F maiuscola che è lo Stato) “no, il mio codice non te lo do”? Allora adesso butto giù qualche riflessione in proposito, ché ne ho bisogno anche io perché l’argomento è intricato.

 

 

Facciamo chiarezza su cosa vuole l’FBI, che ha fatto la cazzata di provare a inserire i codici a caso, roba che anche mio cugino di 5 anni sa che non bisogna fare, e ha bloccato tutto. Qualcuno dice che l’errore sia stato voluto, in modo tale da costringere Apple a creare un software che bypassi la crittografia (questo è il massimo del tecnicismo che userò nell’articolo, tranquilli) e avere quindi un precedente per poter rifare l’operazione in futuro. FBI, CIA e NSA il vizietto dello spionaggio illecito ce l’hanno, quindi il sospetto ci sta. L’FBI non è in grado di creare un software simile, anche se Snowden dice di sì, ma allora non si capisce perché non l’abbiano sbloccato senza sollevare tutto questo polverone mediatico e giudiziario. Vabbè. A Apple è stato chiesto un software in cui gli ingegneri della mela inserirebbero 12 cifre che lo renderebbero valido solo per l’Iphone in questione. Sembra ragionevole, no?
Ve lo do io il ragionevole, ha risposto Tim Cook. Il CEO ha scritto, in breve, che sviluppare un software che permetta, a determinate condizioni, di accedere ai dati criptati di un Iphone sarebbe pericolosissimo. “Se cadesse nelle mani sbagliate, tutti gli Iphone del mondo sarebbero a rischio”. Momento, e la storia delle 12 cifre che lo rendono valido solo per un Iphone specifico? Eh boh, a questo Cook non accenna. Ma lui ha da fare pubblicità, noi da pensare. Con un po’ più di onestà intellettuale, Cook avrebbe comunque potuto sostenere la propria posizione spiegando che, come mi accennava il buon Federico qui a Neun, bypassare la crittografia lascia delle tracce. Dalle tracce non sarebbe poi troppo difficile risalire alla matrice del software e, individuate le 12 cifre, sostituirle con altre per far funzionare il software con qualsiasi Iphone. Sarebbe un rischio serio.

 

 

“Se cadesse nelle mani sbagliate”. In quelle 5 parole sta la chiave. In pratica Apple sta dicendo che loro potrebbero accedere a qualsiasi Iphone in qualsiasi momento, dato che hanno le capacità di creare un software per farlo, ma non lo fanno perché loro sono i buoni, e le autorità giudiziarie, invece, stanno spesso con i cattivi. Non so se l’avete percepito anche voi, ma qui c’è stato uno shift pazzesco: stiamo iniziando a fidarci più delle multinazionali che dello Stato. Che, per carità, ha tutte le manchevolezze ed è giusto abbia limiti ai suoi poteri, ma è qualcosa su cui abbiamo almeno formalmente un minimo di controllo. Un’impresa invece non ha responsabilità sociale (né la dovrebbe avere, peraltro). Punta alle quote di mercato, non alla difesa del diritto di privacy. Ci penserei bene, ma bene bene bene prima di delegare in toto la custodia dei nostri dati alle corporation. E non venitemi a dire che lo Stato potrebbe fare un uso improprio del suo diritto di accesso alle nostre info personali, perché non è che siccome esiste lo strumento della perquisizione abbiamo la polizia in casa ogni 10 minuti. Serve un mandato, no? Le perquisizioni senza mandato non si combattono impedendo alla giustizia di accedere alle informazioni di cui necessita per un’indagine. Sono altri gli strumenti di controllo.
Così siamo arrivati alla risposta che cercavamo. Leverò la maschera: credo nel diritto positivo. Cioè, secondo me gli uomini non nascono possedendo dei diritti. Sono le società a decidere di quali diritti i propri membri possono godere. Potete benissimo credere nel giusnaturalismo, ma allora dovreste spiegarmi perché la Dichiarazione universale dei diritti umani è stata proclamata dall’ONU e non dal vagito di un neonato. Quindi, come si dice, dio dà e dio toglie. Tutti cittadini hanno diritto a che lo Stato non interferisca con la loro libertà e privacy, si è deciso e sono d’accordissimo. Ma la società ha anche diritto, sotto specifiche e stringenti condizioni, a una giustizia completa. Che significa anche poter accedere ai dati del telefono di un tizio che ha ucciso a fucilate 14 persone. Dai raga, via il salame dagli occhi.

 

, Fabio Parola

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