Gigliola la seduttrice assassina

Si guadagnò il soprannome di "Mantide"

Guido Giovannetti 22\06\2018

Gigliola

Cairo Montenotte, piccolo paesino in provincia di Savona: è il 23 Febbraio 1945 quando nasce Anna Maria Guerinoni, figlia di un maresciallo dei carabinieri liguri. È una bella bambina, e diventerà un’affascinante ragazza: studia come infermiera a Savona, e si sposa – giovanissima, a soli 19 anni – con Pietro Barillari, dal quale avrà due figli. Ma la relazione non è destinata a durare.

Anna Maria è una giovane donna ambiziosa, la vita familiare non l’attrae minimamente: la gente ordinaria, per lei, fa parte di uno “sciame degli stolti” nel quale non ha alcuna intenzione di confondersi. Ma come fare a soddisfare i propri desideri, diventare qualcosa di più di una comune persona? Certamente non può bastarle il ruolo di moglie e madre affettuosa. Ed ecco, allora, che Anna Maria diventa Gigliola – nomignolo sicuramente più malizioso di un casto nome della Madonna – e inizia a giocare le proprie carte, seducendo uomini su uomini con i quali tradisce il coniuge senza troppi ripensamenti.

La galleria

Ciò che Gigliola cerca nei suoi amanti non è tanto la bellezza, quanto “l’intelligenza, la fierezza, l’eloquio che incanta, la capacità di dominare situazioni e persone”. Alla donna, insomma, piace l’autorità, ma non è affatto sottomessa: la ricerca di un compagno è mossa proprio da quel desiderio di avventura, quasi a prescindere dall’uomo con il quale la vive.

È qui che entra in gioco Ettore Geri, segretario amministrativo del MSI locale: l’uomo – estremamente più anziano della donna, con ben 27 anni di differenza – è sposato con figli, ma rimane folgorato dalla passionale Gigliola. Questa, dopo un attento gioco di seduzione, tenta l’azzardo: sia a lei che a Geri piace molto la pittura, e le è venuta questa assurda idea di aprire una galleria nel suo paesino natale, Cairo Montenotte, dove avrebbe già individuato un locale adatto all’uso. Geri non esita neppure un istante: divorzia dalla moglie, si licenzia dal lavoro, e con la liquidazione soddisfa il sogno della sua giovane fiamma.

La galleria ha un discreto successo, e il nome della Guerinoni inizia a diffondersi per tutta Cairo Montenotte e dintorni. Alle esposizioni organizzate dalla donna partecipano in molti, e Gigliola non rimane certamente indifferente al pubblico maschile.

La “mantide”

Ci sono tanti uomini di cui, si mormora, la neo-proprietaria della galleria sia (o sia stata) l’amante, e delle più disparate posizioni sociali: dal questore Raffaele Sacco al consigliere comunale missino Gabriele Di Nardo, passando per il ben più umile imbianchino Giuseppe Cardea. E quando Gigliola mostra, ai più intimi amici, il proprio ufficio, la leggendaria grandezza della propria malizia non è più una leggenda: accanto ad una foto che la ritrae in compagnia di Giorgio Almirante, tiene infatti un suo scatto artistico che la vede ammiccare sensualmente in un nudo totale.

Ed Ettore Geri? Da lui Gigliola ha una figlia, Soraya, a metà degli anni ’70, che non cambia però la situazione: la donna si è palesemente stufata di quel vecchio, si definisce libera e indipendente, e va a vivere al piano sotto l’appartamento dei due, sopra la galleria. Non solo: inizia una nuova relazione con un pittore locale, tale Pino Gustini, che molla la famiglia e va a vivere con lei, mettendo le basi per un ménage à trois.

Dopo circa dieci anni, nel 1986, quando ormai il paese si è abituato all’ambigua situazione della galleria, Gustini muore improvvisamente di diabete: tra le accuse di mancata assistenza sanitaria alla Guerinoni e strani oggetti di fattucchieria ritrovati tra gli effetti personali di Geri, passando per la scoperta che i due si erano sposati in segreto, la morte del pittore è avvolta in un’inquietante ambiguità.

Tanto va la gatta al lardo...

Eppure non passa molto che Gigliola si trova un nuovo amante, i più dicono mossa da un certa necessità di denaro: è Cesare Brin, un ultra-cinquantenne farmacista, consigliere comunale per la DC e proprietario della locale squadra di calcio. L’uomo gode di un certo prestigio sociale, e mostra con regali e con il pagamento di alcuni mesi di affitto della galleria tutto il suo benessere economico alla donna. Ma anche qui la verità si scopre essere un’altra: in realtà di soldi ce ne sono ben pochi, visto che Brin è un pessimo investitore e la sua squadra di calcio è un enorme ammasso di debiti.

Ormai il farmacista si è trasferito dalla Guerinoni, costringendo Geri e Soraya ad andare a vivere altrove. È allora che accade un’evento grottesco: Gigliola rimane incinta di Brin, ma abortisce; l’uomo, allora, cieco per il dolore, metterà il feto ormai morto all’interno di un barattolo di formalina, conservandolo come un ricordo all’interno di un armadietto della casa. A questo fa seguito una crescente gelosia da parte dell’uomo sull’amante: arriva a controllarle il contachilometri dell’auto per vedere se mente riguardo ai propri spostamenti. Gigliola certo cercava l’autorità nei propri uomini, ma questo è troppo: non può tollerare di essere stata prima presa in giro, e ora vittima di un asfissiante aguzzino.

... che ci lascia lo zampino

È la notte del 12 Agosto 1987, quando alcune persone giurano di sentire forti rumori di vetro rotto provenire dall’appartamento di Gigliola: altri sentono voci maschili e femminili urlare “ti ammazzo”, “fai piano che ci sentono”. Poche ore dopo, poi, non sono pochi a vedere una macchina lasciare la cittadina: dentro ci sono Brin (con un cappello di lana in testa, ad Agosto), Gigliola e gli ex amanti Sacco, Cardea, Di Nardo, che si concedono pure il lusso di fermarsi ad un distributore di benzina per fare il pieno. Quando quindi, alle prime luci del giorno, un turnista scopre il cadavere mezzo tumefatto di Cesare Brin vicino ad un falò ormai quasi spento, le autorità non hanno grande difficoltà a capire quale sia la pista da seguire.

In tribunale, le versioni degli indagati non coincidono: Gigliola sostiene che Brin sia stato fatto fuori da alcuni uomini venuti da fuori a pretendere il pagamento di un grosso debito, ma non li ha visti né sa di cosa stessero parlando con precisione – avrebbe origliato la conversazione da nascosta, in una stanza dall’altra parte dell’appartamento; Geri, invece, ammette di aver perso completamente il controllo in un raptus rabbioso al vedere Gigliola e Brin insieme per l’ennesima volta, e di aver colpito il farmacista – ma poi si rimangia tutto, e sostiene che al suo arrivo Brin fosse già morto; la figlia Soraya, poi, dice di aver sentito un rumore di vetri rotti, di essere salita con il martello – ovvero l’arma del delitto – per difendersi, di aver visto il Brin sanguinante ma ancora vivo, di essere scappata dalla stanza lasciandosi dietro il martello e di aver udito la madre urlare “Crepa, bastardo!”.

La condanna definitiva alla fine vede Gigliola come esecutrice, Geri come complice e – in tono minore – Sacco, Cardea, Di Nardo (e anche un collaboratore di Brin, tale Mario Ciccarelli) come occultatori di cadavere. Quello che è certo però è l’incredibile e tossico girotondo di sognatori delusi smosso dalla vicenda: dai vanitosi Sacco e Di Nardo, sempre pronti a citare le mille personalità conosciute nella loro vita; passando per Geri, Gustini e Brin, tutti pronti a vedere in Gigliola una nuova partenza; fino alla donna stessa, così ambiziosa e assetata di novità, così terrificata dall’idea di un’ordinaria immobilità, da perdersi dietro ad una mediocre illusione di controllo per finire stritolata dalle stesse mandibole con le quali si era – da buona “mantide” – divorata ogni uomo passato tra le sue braccia.

, Guido Giovannetti

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