Gué tipo Heidegger: la storia de lo Squalo

El Jefe è tornato

Carlo Cosio 27\10\2015

“Nasco il 25 Dicembre come Cristo Uno Nove Ottanta gli anni della bianca”, Cosimo Fini forse non sapeva sarebbe passato alla storia come Gué Pequeno. Quattro anni prima intanto era morto Martin Heidegger aka Martin Heidegger. I due mi hanno sempre fatto sorgere una domanda: come è possibile frate? Quell’antisemita e lo zarro hanno scritto Essere e Tempo e Mi Fist. Come è possibile?
Ma andiamo con ordine. Ai miei professori di filosofia, conquistati dal pensiero di Martin dico: sì avete dato tempo e amore ad un antisemita, fatevene una ragione. Se questo antisemitismo sia poi un problema in Heidegger non è mia competenza dirlo. Mia competenza è dire di Gué.

Che pure lui ha studiato filosofia: al Parini prima e per qualche anno all’università poi. I genitori giornalisti, la mamma si occupa di cinema e Cosimo fa “lo sguattero al festival di Venezia per vedere i film gratis e incontrare qualche star“. I presupposti ci sono e infatti si sentono. Perché al Parini intanto cresce la barba a Jacopo D’amico aka Corvo D’argento. Quando i due incontrano quel siciliano tarchiatello dal sangue caldo che si tagga Fame è il 1999 e dal nulla: Sacre Scuole esce con 3mc’s al Cubo. Poi Fame e D’argen litigano, subentra Luigi Florio aka Don Joe e ci siamo. Ecco a voi i Club Dogo.

Tra il 1999 e il 2003 oltre a spaccare tutto, lasciare la scuola e conoscere Marracash il Guercio vede Tokyo Fist e Cidade de Deus e dalle favelas Cosimo diventa Gué Pequeno. Fame invece prende da Once Were Worriors e Giampaolo Vigorelli diventa Jake la Furia. Don Joe compra un nuovo paio di occhiali scuri. È l’ora della superbomba. Mi Fist è l’album rap italiano migliore del nuovo Millenio. E qualcuno dice di sempre. Tutti i film guardati nelle fredde serate milanesi tra cannette e menate hanno plasmato la capacità lirica di Cosimo. Ora la sua voce è una videocamera che riporta immagini precise. Taglia come una lama scurita da fumo e smog. Ascoltate Note Killer e Qualcosa in Mente e capirete il peso delle capacità registiche del giovane Gué. Era il 2003.

Una settimana fa, invece, è uscito Mollami. Dopo Squalo, Le Bimbe Piangono, Interstellar, Bosseggiando ed Equilibrio un altro video estratto da quell’inesauribile miniera di gemme che è Vero. Questa volta con special guest Genny Savastano, un nano e la ex di Balotelli. Ovvero un sacco di cose a caso, come le espressioni facciali del buon Gué. Gli amici se cerco di difendere tutto ciò mi zittiscono citando la mia frase preferite del 2010 quando dopo Dogocrazia i Club Dogo cominciarono a non essere più quelli di Mi Fist: “Si è venduto”.

E non ci sono dubbi, si è venduto. Ma se ti chiedi perché la risposta è sorprendentemente semplice: ha cominciato a fare quello che ci piace.

In Penna Capitale (2006) dice:

“Trasmetto dal cosiddetto primo mondo

solo di nome, ora affermo questo secondo.

Lo sfondo non vuole cambiare

io voglio farlo con le mie mani

e i cowboys perdono con gli indiani.

E poi stravolgere il business della musica e i suoi piani

come è stravolto il vero sui quotidiani.

Chi non ha nulla da dire sta zitto, col cervello in affitto

da chi uccide la cultura e intanto trae profitto.

Sarò lo sveglio tra i dormienti,

l'opinione tra gli indifferenti,

la I maiuscola di Indipendenti.”

Ma a nessuno interessa. Allora ci riprova in Vile Denaro (2007), con la Dogo Gang e i Mixtape. Ma a nessuno interessa. O almeno non a quanti interessa a lui.

Dieci anni di mezzi-rifiuti confluiscono in Dogocrazia (2009), dove finalmente può dire con gli zii di avercela fatta di esserci arrivato a firmare per la Universal. Briatori o Mi Hanno Detto Che La Vita E’ Una Puttana degli album precedenti sembrano essere quello che la gente vuole. E allora giù di Sgrilla, Boing, Brucia Ancora pensa Gué: la gente impazzisce.
Più c'è odore di soldi, più esce lo squalo. Pacchi di featuring che un tempo sarebbero stati dei dissing, un album con i Dogo che minchia frate come sto e il primo album da solista con l’apertura di un’etichetta annessa, Il Ragazzo D’oro per Tanta Roba. Adesso finalmente a qualcuno interessa. L’identità dei Dogo e di Gué è cambiata, basta leggere i titoli degli album: Che Bello ESSERE NOI, NOI SIAMO Il Club, NON SIAMO Più Quelli di Mi Fist. 

Sempre più zarrogante il taciturno Cosimo tira fuori la G la U la E. Ma ciò che nessuno si aspetta è che nel giro di qualche anno l’ennesimo zarro in una storia di zarri possa diventare Lo Zarro per eccellenza. Il primo rapper italiano a firmare con una major americana e il primo produttore di Fedez, ovvero il rapper più pop d'Italia. Quindi fra mettiamola in chiaro questa cosa: Gué quando criticava lo faceva al midollo; poi ha protestato tipo Cheguévara; da padrino è diventato Tony Montana. Con il rap il Guercio ha toccato l’apice in ogni direzione presa, solo che qualcuno di questi apici per alcuni coincide con il fondo.
E allora fottiamoci. Biggie, Nas, gli N.W.A, la Odd Future ecc. non hanno dovuto aspettare i 30 anni per vedere un po’ di soldi, mentre in questo Paese Mi Fist è conosciuto ancora da pochi zii. Gué scazzava con gli squali a vent’anni e noi l'abbiamo considerato quando è diventato uno squalo. Lo squalo bianco del rap italiano.

Allego la mia top five all time delle trovate commerciali più buffe e fantasiose dei Dogo:

  • l’esordio sugli schermi nel film in cui Elena Grimaldi fa la sua prima scena anal. Tra gli altri nel cast anche Franco Trentalance;
  • il corto dove viene rivelata l’identità sessuale di Tiziano Ferro prima del tempo;
  • gli sketch con quei matti di Un Giorno Da Cani;
  • la lirica del pezzo sull’ambiente per Telecom Italia;
  • Noisey che si ingrazia Gué con la recensione di Vero. 

 

, Carlo Cosio

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