Enemy di Noyz Narcos è il collante tra hardcore e nuova scena

Ecco perché questo è un album davvero fresco

Filippo Parola 04\05\2018

Devo pompà sta merda pe’ spiegà sta merda

A stronzi come voi ve serve il nuovo disco derNoyz

Schizza nel cervello come crystalmeth

Chiama ‘n penalista in pista fino all’ultimo miccheck

Dovrei tornare in zona pe’ spiegatte ‘n po’ come funziona

In conferenza in felpa nera al Foro di Roma

Il bello di appassionarsi tardi a qualunque cosa è che non si ha pregiudizi, non si è prevenuti. Vale per tutto, la music, la letteratura o la cucina thai: ci si approccia con curiosità e si considera ogni nuovo materiale che ci viene passato come una scoperta. Se penso  al mio rapporto col rap è stato proprio così: ho iniziato a rimanerci inguaiato per colpa della DPG (la roba più aliena dell’universo rap, pensa fra  come  è strana la vita) e da lì piano piano il mio interesse ha iniziato a diramarsi; sono passato a Gue, Marra, la nuova scena, arrivando poi ai tesori degli anni 2000: Mi Fist e Mr Simpatia, tipo. Probabilmente se avessi iniziato con Joe Cassano adesso Sfera non riuscirei ad ascoltarlo, quindi sono contento di essere partito dai futuristi del rap italiano.

Sta di fatto che tra i miei ripassoni Noyz non rientrava, non so bene il motivo. La prima canzone che ho ascoltato di mia spontanea volontà è stata Dope Games, ma mi è bastata per capire perché sia considerato una leggenda e che, nonostante gli anni sul groppone, ha ancora molto da dare a sto Paese. Quindi ho iniziato ad aspettare anche io con curiosità l’uscita del nuovo album e per una volta la realtà è stata ben superiore alle aspettative.

Che dire di Enemy? E’ una bomba, come d’altronde lo erano stati Verano Zombie o altri album del king de Roma. La sua formula non è cambiata negli anni, è andato a smussarla forse, ma gli ingredienti rimangono sempre gli stessi: basi d’impatto, descrizione della realtà senza filtri, storie di droga, spaccio e periferie, citazioni di /ai film, idioletto che spazia dal romanaccio all’inglese, flow e metrica da manate in faccia. Se fermassimo qui l’analisi, però, l’album non sarebbe molto diverso dai suoi precedenti lavori: un disco di qualità, che spinge, ma che non si discosta molto dar Noyz che ormai pompiamo da oltre dieci anni. La grande novità di Enemy, invece, è stata la sperimentazione che troviamo al suo interno, una sperimentazione che si è attuata nell’entrata in scena di un tema insolito nella sua poetica, quello della nostalgia per Mamma Roma. Emanué si era trasferito a Milano per motivi di lavoro, ma ormai si è stabilito da più di tre anni, trovandovi un terreno fertile in ambito musicale che a Roma sentiva mancare. Ma il legame con la capitale è ancora molto forte, e l’album è pieno di spunti malinconici e intriso dal tema del ritorno: ritorno non solo alla città d’origine, ma anche all’inizio della sua carriera artistica, come se Noyz, a quasi quarant’anni, si voltasse indietro per fare un bilancio della sua carriera. Sono tante le frasi e le canzoni che testimoniano una sorta di inadeguatezza di Noyz per l’ambiente in cui si trova ora ed esprimono nostalgia per i suoi vecchi quartieri (basta pensare alla prima barra di Casa mia: “Esco in tuta sto nuovo quartiere non mi rappresenta / parlano un linguaggio d’altre parti sconosciute a me” ), ma il pezzo che incarna al meglio questo sentimento è sicuramente Sinnò me moro, che il king chiude rappando “Io odio sempre tutto non so’ mai appagato / Lo vedi dalla boccia di gin che ho svuotato. / Mi manca zona mia / le cose che ho lasciato/ un bacio a mamma mia/ anche stanotte dormo preoccupato.

Anche se Emanuè non ha mai scritto testi superficiali è difficile immaginarlo stanco e nostalgico, e questa nuova immagine di sé è il primo elemento di freschezza in Enemy. Il secondo è la scelta dei ft, del tutto insolita rispetto ai soliti gangsters che accompagnavano gli album precedenti (Metal Carter e Cicoria, tipo). Qui troviamo di tutto: la vecchia scuola (Salmo e Luché), il cantautorap (Coez, Carl Brave e Franco126) e la nuova scena (Achille Lauro, Capo Plaza, Rkomi), e leggendo questi nomi, il primo commento a caldo di molti è stato più o meno così: “Cazzo c’entra un coatto come Noyz con questi trappers?”. 

 La risposta superficiale sarebbe “Niente”, per questione di stile, di background, di hardcore, insomma tutte quelle belle parolone che ai puristi piace sbandierare per dare tono a quello che ascoltano e denigrare i nuovi arrivati. In realtà Noyz e la nuova scena hanno molto in comune e a dirlo non è uno stronzo come me, ma il coatto in questione quando, in questo articolo, ha paragonato la Dark Polo al TruceKlan. Quando Noyz, Gemello e co. hanno iniziato a far casino avevano addosso una carica simile all’adrenalina trappara a cui assistiamo oggi, una carica che ha dato vita a un’innovazione musicale simile a quella degli ultimi anni. Cosa lega due artisti con radici, visioni e passati differenti se non la passione comune nel fare musica, il desiderio di innovazione e la voglia di far incazzare tu’ madre mentre te spari il disco in cameretta? L’ISEE o lo spessore del ferro non c’entrano nulla, lo diceva già Marra nel 2011 in Rapper/Criminale che “conta la musica, non è una gara a chi fa più brutto, non è una gara a chi è più duro. Sinceramente, non ce ne fotte un cazzo.”

Con Enemy, Noyz ha dimostrato che l’incontro tra vecchia scuola e trap non solo è possibile, ma lama le casse. Se l’imperatore dell’hardcore italiano ha deciso di inserire un sacco di basi trappose nel suo ultimo lavoro e di grindare con i pischelli della nuova scena è forse dovuto al fatto che non solo ha notato il sugo comune tra le due generazioni, ma aveva voja de spararci in faccia la solita Noyz’ shit mischiata a roba più fresca. La ricerca sonora di Enemy si basa sulla necessità di rimanere fedeli a se stessi ma, al tempo stesso, di andare incontro alle esigenze del pubblico, sempre più vario ed esigente, di focalizzarsi sulle affinità tra noi e il diverso piuttosto che soffermarsi sulle divergenze. Prova a pensarci fra’, l’odio e la paura non nascono proprio nel momento in cui, di fronte a qualcuno che è diverso da noi, ci concentriamo sulle differenze piuttosto che sui punti in comune? Quindi bella pe’ Noyz che a quasi quarant’anni spacca tutto come se ne avesse la metà e per averci dimostrato che è possibile mischiare vecchio e nuovo e fare brutto insieme. Però te prego Emanuè buttacelo un altro album tra qualche annetto, non mi dire che questo è l’ultimo pe’ davvero. La prossima volta aspetto un feat con Dark Side. Più romano di così manco i Cesaroni.

 

, Filippo Parola

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