The shape of Di Maio

I risultati elettorali di ieri hanno lasciato molte domande e poche risposte

Fabio Parola 06\03\2018

Il vincitore di domenica è la forma dell’acqua. “The shape of water” non è solo il titolo del film di Del Toro che si è preso la statuetta in una notte degli Oscar che per la prima volta da qualche anno non ho seguito in diretta – perché frate, come fa un qualsiasi prodotto televisivo a competere con la cazzo di MARATONA MENTANA? “The shape of water” è anche la domanda che tutta l’Italia si sta facendo, o dovrebbe farsi, in questi giorni post elettorali: che forma ha l’acqua?

L’acqua in questione, l’avrai capito da te, non è solo il blob parlamentare informe e viscido uscito dalle elezioni, in cui tre blocchi di partiti stanno a fissarsi in uno stallo alla messicana che fa pensare a quanto faccia schifo fare il presidente della repubblica in momenti simili. L’acqua è anche e soprattutto il benedetto Movimento 5 Stelle che, ancora una volta, finisce per diventare l’unico elemento davvero interessante da analizzare politicamente dopo il voto. Tutto il resto, più o meno, lo si prevedeva da qualche mese: centrodestra istituzionale in declino, con un Berlu ormai troppo bollito per fare qualsiasi cosa che non sia sparare, una volta di più, perle comiche di cui non ci stuferemo mai; un fronte nazionalista e teocon in ascesa, in linea con quello che succede un po’ in tutta Europa, attorno al 20% dei voti (decidete voi quanto sia preoccupante la cosa); socialdemocratici e europeisti che si sono presi più bucce di banana che voti (di nuovo, in linea con quello che sta succedendo in buona parte del continente). Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi non spreco altre righe per parlare di questa roba, che merita altro spazio e analisi a parte. Parliamo invece dell’acqua.

“L’oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”, cantava il buon Lucio. Se Gigino Di Maio non avrà studiato per l’esame di diritto commerciale, forse i testi di Dalla li conosce meglio e sicuramente lui e la gang del bosco Grillo-Casaleggio-Di Battista hanno capito che il modo migliore che il Movimento 5 Stelle aveva per fare il cappotto il 4 marzo era evitare di farsi imbrigliare in quelle categorie politiche classiche, e per molti versi stantie, che ancora imprigionano gli altri giocatori in campo. E allora Euro sì ma forse no, immigrazione controllata ma non si capisce bene come, vaffa alla ka$ta ma, quando ci vuole, anche un po’ di “cortesia istituzionale”. Da un lato un programma elettorale che coincide su parecchi punti con il sovranismo di Salvini, dall’altro più di un indipendente/accademico nella squadra di governo proposta prima del voto. Insomma frate, già non si capiva bene se i 5 stelle erano di destra o di sinistra, adesso non capiamo quasi neanche più se siano anti-establishment o no, se sono honesti davvero o se, fra massoni amnesici e tizi poco pratici di bonifici, siano anche loro maneggioni come gli altri. La forma e il colore di questa acqua a cinque stelle, almeno per me, rimangono poco chiari.

Rimane però vero che l’acqua prende la forma del contenitore in cui la versi, e i 5 stelle sono finiti dritti nel bicchiere del primo partito, con più o meno il doppio delle preferenze rispetto agli altri competitor. A casa mia si chiamerebbe partito di governo, ma in un parlamento senza maggioranze non si governa da soli e il colore che avrà l’acqua a cinque stelle dipenderà dagli ingredienti esterni con cui vorrà mischiarsi. È qui che la situa si fa seria, perché per la prima volta nella sua storia il Movimento si trova a volere governare, ma a poterlo fare solo insieme a qualcun altro. La scelta tra allearsi con una destra salviniana con un programma non troppo distante o, al contrario, coalizzarsi con una sinistra (de-Renzizzata) che invece rassicura establishment italiano, Unione Europea e comunità internazionale sarà decisiva per il futuro dei peppegrilli. Da quella scelta uscirà la prima vera immagine di un Movimento 5 Stelle di governo e non è per niente detto che la scelta sarà semplice, né che all’interno del Movimento stesso tutti i giocatori al tavolo delle decisioni saranno d’accordo. I nerd di politica come me – e forse anche te, non so – sono abituati a leggere delle menate delle correnti interne al Pd, degli equilibri fra i vari leader leghisti, del possibile successore di Silvio, ma quasi mai si va a scavare all’interno dell’establishment 5 stelle: il Movimento viene preso come una black box, monolitico e coeso a prescindere. Alla vigilia di un possibile governo, invece, il ruolo di tante figure pentastellate potrebbe essere ridiscusso: siamo sicuri che Grillo, a un passo da Palazzo Chigi, si accontenterà del suo nuovo blog? Di Battista dedicherà davvero il suo tempo per fare il papà e scrivere un altro libro orribile? Di Maio sarà ancora disponibile a fare da portavoce senza autonomia decisionale? Quale ruolo avranno Davide Casaleggio e la sua piattaforma Rousseau?

Capiremo presto qual è la forma dell’acqua. Tante domande che ci siamo fatti in questi anni troveranno una risposta nei prossimi mesi, e nell’unico modo in cui potevano andare le cose. Il Movimento 5 Stelle al 32% è la conseguenza diretta e necessaria di un’acqua poco limpida, piena di residui di questione morale, liquami giustizialisti e alghe anti-istituzionali, in cui gli italiani hanno nuotato dal 1992 a oggi; un’acqua che partiti vecchi e nuovi hanno rimescolato per ingraziarsi l’elettorato, senza preoccuparsi di rieducarlo dopo Mani Pulite, e che i media hanno tenuto a livello per continuare a avere titoloni da prima pagina che stuzzicassero l’interesse per il morboso, il retroscena, la diffidenza verso chi sta al potere.Come con Trump o Brexit, bisogna che le alternative radicali al sistema diventino realtà perché si possano giudicare razionalmente; altrimenti rimangono delle ipotesi, con il fascino delle sirene sempre a portata di mano e mai messe di fronte alla responsabilità di essere all’altezza delle loro promesse.

E niente fra, questo per dire che, come al solito, bisogna sbattere il naso per imparare. Poi chissà, magari la banda degli onesti si dimostrerà anche capace di governare un Paese; oppure ci troveremo a rimpiangere le eminenze grigie stile Prima Repubblica, corrotte e disoneste ma almeno capaci di guidare l’Italia attraverso un boom economico e fino al quarto posto fra le nazioni più ricche del mondo. Non ha senso fare previsioni adesso, l’Italia ingovernabile rimane l’Italia in cui tutto è possibile. Se volevi un’analisi più profonda del voto di domenica mi spiace, ma Mentana mi ha lasciato con più domande che risposte. Una risposta me la puoi dare tu però già che ci siamo: sai per caso a chi devo mandare l’Iban per il reddito di cittadinanza? Risp in privato pls.

, Fabio Parola

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