Dopo parigi cambierà tutto

A mente fredda, riflessioni a caldo sugli attacchi di parigi

Fabio Parola 15\11\2015

Cambierà tutto, anche se forse ancora non ce ne siamo resi conto. Le conseguenze dei fatti della notte fra il 13 e il 14 novembre, a Parigi, sono ancora tutte da venire. Cessato il fuoco e coperti i morti, voci da tutta Europa si sono sollevate chiedendo una risposta. Ciò che accadrà ora dipenderà dalla lucidità con cui sapremo analizzare le strade di fronte a noi. Prima di proporre una soluzione o perorare una causa, però, è necessario porsi le domande giuste.

Paura. Confusione. Davanti a un pericolo che cambia volto con fluidità, la cautela diventa diffidenza e l’insolito è sospetto. Prima di cadere in una spirale paranoide dobbiamo fermarci e riflettere. Quali sono le opzioni davanti a noi? Per una elementare associazione di immagini, si vorrebbero controlli a tappeto e espulsioni tra le comunità islamiche delle nostre città, la chiusura delle frontiere davanti ai profughi mediorientali e africani. Le soluzioni, però, dovrebbero basarsi su qualcosa di meglio di elementari associazioni di immagini. Non abbiamo a che fare con terrorismo di matrice religiosa, dovremmo averlo capito ormai. Lo Stato islamico, prima di essere islamico, è appunto uno stato, seppur in forma embrionale; e ogni stato, come diceva Trotski, è basato sulla forza. Qui le strade sono due: abbandonare il medio oriente a se stesso, permettendo che l’Isis ridisegni i confini tracciati in quei territori dalle potenze coloniali europee, oppure intervenire militarmente e cercare di imporre l’ordine. Se alla prima soluzione si oppone il dovere di salvaguardare i diritti umani, contro la seconda abbiamo le disastrose esperienze di Iraq e Afghanistan.

Penso che ciò su cui dobbiamo riflettere, però, non sia tanto la linea da tenere in politica estera, quanto piuttosto le conseguenze che l’attacco a Parigi avrà sul futuro della nostra vita quotidiana. Guardare al passato ci permette di avere un’idea di ciò che è possibile accada ora. Dopo l’11 settembre gli Stati uniti, per implementare i mezzi a disposizione dall’intelligence nella lotta al terrorismo, approvarono lo USA PATRIOT act, che sta per Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act. Al di là della simbologia del nome, che evocava un senso di comunità e allerta generale, la legge ha comportato conseguenze piuttosto spiacevoli per la vita degli statunitensi. I cittadini americani vennero privati di fondamentali diritti alla privacy e alla libertà di espressione: la legge permetteva all'FBI, alla CIA e altre autorità di intercettare e monitorare il traffico Internet e telefonico, accedere a informazioni personali e raccogliere impronte digitali, senza un mandato della magistratura e una notifica del materiale acquisito agli interessati. La patria della libertà individuale, che ha fatto della non ingerenza dello stato negli affari dei privati cittadini il proprio pilastro fondamentale, è venuta meno al rispetto di questi stessi principi. La paura ha un potere enorme. La stessa paura stiamo provando oggi in Europa, davanti a cadaveri che non stanno sull’altra sponda dell’Atlantico, ma a poche ore d’auto dalle nostre case. La risposta non può e non deve essere istintiva. Militarizzare la nostra quotidianità, rendere permanente uno stato d’emergenza come quello decretato in Francia dopo gli attentati significa perdere garanzie di libertà e autonomia su cui si basa la nostra vita; regredire a una situazione in cui, in nome della salvezza della nazione, siamo disposti a sacrificare i nostri diritti.

Così come Charlie Hebdo non ha smesso di offendere il bigottismo e il fondamentalismo con le sue vignette per evitare di essere attaccato di nuovo, così non dovremmo rinunciare a ciò che rende vivibile la nostra vita: la libertà di dividere ciò che è personale da ciò che è di dominio pubblico, di godere di spazi privati e inviolabili senza validi motivi, di potersi muovere liberamente nelle nostre città. La necessità di sicurezza non dovrebbe farci perdere la capacità di ragionare con lucidità, di misurare costi e benefici di ogni scelta. Qualcosa di simile a un Patriot act europeo sarà la risposta che, con buona probabilità, i nostri governi ci proporranno. Serve interrogarsi fino in fondo sulle implicazioni di una scelta simile. Fino a che punto siamo disposti a rinunciare alla nostra libertà per poterci sentire al sicuro? 

, Fabio Parola

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