Il Portogallo sta bene ma non benissimo

La nostra corrispondente smonta la teoria del "miracolo economico" di cui parlano in molti

Elisa Santoro 13\03\2018

Forse è successo anche a te, zio, ultimamente, in periodo di campagna elettorale e di discorsi vari sul rapporto tra economia e politica, mi è capitato di imbattermi più di una volta in qualche articolo che elogiava il governo portoghese per aver dato nuova forza all'economia del paese. Gli articoli italiani sono tutti molto elogiatori, soprattutto quando si tratta di mettere in evidenza la presenza di un governo di sinistra, europeista, con una politica sociale forte ma liberale in economia (non so, ti suona familiare?). La cosa mi è saltata subito all'occhio come velatamente propagandistica, soprattutto perché, vivendo in Portogallo, la mia percezione del "benessere" non è proprio la stessa. Così ho deciso di approfondire un po' le ricerche, per capire perché quando esco di casa a fare la spesa incontro più barboni che negozi aperti, mentre qualcun altro mi parla di "piccolo miracolo economico".

A quanto pare, il Portogallo che nel 2011 è stato costretto a chiedere l'aiuto di BCE e Trojka per rimettersi in piedi, dal 2013 ha cominciato a crescere a livelli sostenuti, fino al picco nel 2017, quando il PIL è aumentato del 2,7%. Al governo al momento è presente un socialista, Costa, a cui va dato il merito di essere riuscito a mettere d'accordo tutta la sinistra e che continua ad ottenere consensi.

Il suo programma principale è quello di rispettare le scadenze dettate dalla Trojka, abolendo però alcune delle riforme che si erano rese necessarie nel 2011, tra cui l'eliminazione della tredicesima, degli scatti di anzianità e alzando il salario minimo. Una gestione intelligente dei dindi pubblici, congiunto con gli aiuti europei, ha fatto sì che il Portogallo riuscisse a ripigliarsi bene; da non dimenticare, anche, l'incredibile hype turistico che si è creato ultimamente intorno al paese, in particolare a Lisbona (di sicuro hai qualche amico molto underground che è venuto in Erasmus qui), dovuto anche al fatto che il paese sembra essere ancora lontano da pericoli terroristici. Passeggiando per le vie di Lisbona si ha di sicuro l'impressione di una città che nasce, ma l'aria è un po' diversa al di fuori della capitale, dove si entra più facilmente in contatto con la fascia più povera della popolazione. L'impressione è confermata in ogni caso dai dati: nonostante il Portogallo sia riuscito a rimettere in sesto l'economia (a differenza ad esempio, della Grecia, che era in una situa simile), resta comunque il fanalino di coda dell'Europa (insieme all'Italia, evviva). Cipro, Irlanda e Spagna, ad esempio, che hanno subito la stessa sorte e hanno dovuto ricorrere a mamma BCE, sono riusciti ad superare i livelli di PIL pre-crisi, mentre il Portogallo ancora no. Inoltre diversi economisti ritengono che l'economia del paese lusofono sia ancora troppo strettamente legata agli andamenti del resto dell'Eurozona, e che il trend positivo segua in realtà una ventata di crescita generale. Quindi, a quanto pare, bravi tutti, ma nessun "miracolo" sta avvenendo. Soprattutto a detta dei portoghesi stessi, che, a quanto riferiscono, non percepiscono nessun miglioramento nella loro condizione. I giovani restano disoccupati e sfruttati, il salario minimo, seppur più alto rispetto a tre anni fa, resta di 580€ al mese, mentre gli affitti e la vita cominciano a costare di più (in particolare a Lisbona e nei posti che stanno diventando turistici), per i giovani è quasi impossibile lasciare casa ad un'età decente, vista l'inaccessibilità del mercato immobiliare.

Le borse di studio, poi, sono di difficile accesso e mal distribuite: se sei un portoghese della cosiddetta CPLP (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa, le ex colonie) devi pagare una media di 7000 euro di tasse universitarie l'anno (mentre la media per i residenti è di 1000€). I giovani preferiscono cercare fortuna all'estero, mentre gli anziani faticano a sopravvivere con le pensioni da fame, soprattutto dopo la "Reforma", la serie di leggi dettate dalla Trojka. La qualità della vita percepita non è migliore di 10 anni fa, quando la crisi economica si è abbattuta sul paese. Mentre i mercati sembrano ottimisti, i cittadini sono timorosi e hanno paura che questo miglioramento sia solo temporaneo e che la crescita si interromperà.

Insomma la situazione non appare migliore (o peggiore) che nel nostro Bel Paese. Come sempre c'è una differenza tra i discorsi di economia e la realtà, tra quello che viene detto e quello che è: pensate che i portoghesi sono convinti che noi italiani siamo tutti dei ricchi sfondati, solo perché da noi il costo della vita è molto più alto. La percezione del benessere vista dall'esterno può apparire distorta, soprattutto se ci si basa solo sui dati, senza andare a parlare con i cittadini, coloro che abitano e vivono il paese, cosa che forse dovrebbe fare anche la politica, che spesso si riempie la bocca di dati e percezioni che volano alto sopra la realtà.

, Elisa Santoro

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