Otto motivi per odiare le cover band

L’ottavo non l’ho numerato frate

Luigi Bianchi 03\01\2017

Quante volte ti è capitato di andare al concerto di una band che non conoscevi?
Se ci vai spesso tanta stima per te, se invece non ti capita mai, tranquillo, non è colpa tua. 
E infatti, una cosa certa è che in Italia si stia tipo perdendo di vista l’attenzione per le band che fanno pezzi loro, non tutte, ma fra diciamoci la verità: quante band delle tue zone rimangono per tutta la vita nell’oblio solo perché nessuno si prende la briga di scoprire chi sono?
Ma se già la mancanza di curiosità tra noi giovani non dà grande impulso all’ascesa di nuove realtà emergenti, c’è un altro fattore che si mette in mezzo, un fattore che a volte ci prende per la pancia e ci fa cantare sbronzi nelle serate più nostalgiche: le cover band.

Ecco perché ho cercato di mettere insieme diversi motivi per cui le cover band mi fanno salire la presa male:

1 - Non offrono musica originale: 
Se ti ritrovi ad una serata tributo, non ti senti stimolato a cercare nel gruppo che stai ascoltando il suo potenziale artistico, quanto piuttosto ti adagi intellettualmente su canzoni di artisti più famosi che già conosci;

2 - Rubano il mercato alle band che fanno inediti:
È semplice, se ci sono 300 persone che vanno a sentire il concerto di una cover band di Vasco Rossi, la stessa sera ce ne saranno 300 in meno a vedere un gruppo che non hanno mai sentito e che magari propone roba più fresca di quella del buon Blasco. 

3 - Sono sempre cover band di cantanti italiani super commerciali o di gruppi metal internazionali:
Che pizza, non vi dico quante volte mi son trovato per caso in situazioni, e non vi auguro di fare lo stesso, in cui c’erano live band che cantavano l’intera discografia di Cristina D’Avena, Tiziano Ferro, Nek, o addirittura gli AC/DC o i Pink Floyd.
Il principio è semplice: più la band da coverare è conosciuta e più persone porterai alla serata. E una cover band dei Dead Kennedys? Chissà se esisterà. Il punto tre mi introduce direttamente al punto quattro. 

4 - Il pubblico che hai sotto non è il tuo:
Certo, è lì che si ascolta la musica che gli proponi, ma se canta e balla è solo perché conosce l’artista a cui è dedicata la serata.

5 - Il musicista non ha stimoli al miglioramento:
Che senso ha sbattersi se sai già che la musica che fai piacerà alla gente? Quando fai inediti, che tu abbia dieci minuti di show o due ore, devi dimostrare al tuo pubblico (grande o piccolo che sia) quello che sai fare. Dipende da te e solo da te il buon esito di una serata;
quando fai cover, basta che inizi a cantare e il pubblico canterà con te.

6 - La soddisfazione di vedere persone cantare i pezzi scritti da te è unica:
Parliamoci chiaro, quando il pubblico sa le tue canzoni la serata diventa memorabile.

7 - Le locandine sono sempre trashissime: 
Impaginazione terribile, nome del gruppo abbastanza ignorante, costumi da carnevale e la serata è garantita!

Ora, con questo non sto criticando chi all’interno di uno show piazza qualche canzone non sua dedicandola all’artista che l’ha scritta, sto prendendo posizione contro quei gruppi che dedicano l’intero repertorio della serata (magari anche il nome del gruppo) ad un artista… Pacco per di più.
Ma tranqua, non credo che la situazione in Italia cambierà mai e tutto sommato a me va anche bene così: meno band che fanno inediti ci sono in giro e più palchi posso farmi io con i miei brada.

eheheh

, Luigi Bianchi

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