La passione rumena per la Coca-Cola

Il rosso domina incontrastato ovunque

Andrea Fogliata Stefano Villella 5\06\2018

Romania, Febbraio 1990: sono passati tre mesi dalla caduta del regime comunista e dalla pubblica esecuzione dei coniugi Ceaușescu nella notte di Natale del 1989. Ion Stamanichi, allora presidente della più grande azienda di imbottigliamento statale, invia una lettera all’amministrazione del gruppo Coca-Cola negli Stati Uniti, proponendole una joint venture per sviluppare un nuovo mercato in Romania.

Da quelle parti la Coca-Cola è conosciuta solo per sentito dire e Mr. Stamanichi, da sempre fermo oppositore delle politiche economiche del regime, rischia, ma è sicuro di sé: è un uomo moderno e liberale. Il matrimonio alla fine ha successo, in pochi mesi la multinazionale di Atlanta supera le vendite di Pepsi, che fino ad allora aveva regnato incontrastata nelle ex-regioni sovietiche, sfruttando le fabbriche statali.

Per riuscirci Coca-Cola ha investito milioni di dollari, realizzando 3 stabilimenti produttivi all’avanguardia - come quelli che vedi su "come è fatto" - che a loro volta hanno creato migliaia di posti di lavoro (Nel 1994 c’erano 25.000 addetti solo per la vendita al dettaglio), offrendo stabilità e sicurezze alle famiglie e divise rosso fiamma di buona fattura ai dipendenti.

Così in Romania nasce una nuova classe imprenditoriale, che fa crescere l’economia nazionale, mentre, ovviamente, Coca-Cola cresce più di tutti gli altri. E il suo successo ha dell’incredibile. Ne scrive anche il New York Times: i rumeni la amano; il pantone RGB #E41E2B è ovunque: sulle insegne dei ristoranti, degli alberghi, dei chioschi, sulle polo dei suoi venditori anche nei giorni di riposo. Le auto, in Romania, non sono rosso Ferrari, ma rosso Coca-Cola.

Oggi le immagini urbane e rurali ricordano insistentemente chi comanda, dalle vie della capitale, alla strada che da Bucarest si arrampica sui Carpazi, verso la Transilvania. A 80 km a nord di Bucarest, sorge Ploiesti, città un tempo famosa per aver acceso le prime lampade a petrolio d’Europa e che oggi è sede di uno stabilimento Coca-Cola. Il "villaggio" é più o meno grande come Bergamo e non ha grandi attrazioni: o vai a letto presto o vai a signorine e addirittura la cameriera di un locale in centro ci ha sconsigliato di prendere da mangiare.

Coca-Cola Company oggi produce circa 19.900 posti di lavoro lungo tutta la supply chain (coltivatori per le materie prime, trasportatori, operai, distributori e attività di servizio) e contribuisce significativamente alla fortunata crescita dell’economia nazionale.

Nonostante le profonde contraddizioni, la Romania sta imparando ad attrarre turisti ed investitori con entusiasmo e ancora molto da mostrare. La situazione è in un certo senso simile all’Italia del dopoguerra e in fin dei conti siamo anche loro consanguinei: la Dacia, un tempo provincia Romana, è ora il brand di automobili più importante della nazione.

Coca-Cola insomma avrà anche aperto le danze, ma i brindisi si fanno con la Feteasca Neagra (“fanciulla nera”), il vino prodotto dall’omonimo vitigno autoctono, che i rumeni vogliono orgogliosamente rilanciare sul mercato insieme ad altri prodotti della loro generosa terra.

, Andrea Fogliata Stefano Villella

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