Chiuderanno i cinema

Ma tranquillo, c'è Netflix

Carlo Cosio 16/05/2017

Lo scorso luglio dopo mesi di corteggiamenti e sforzi per convincermi che potevo farne a meno, mi sono iscritto a Netflix. E in poco tempo ho cominciato a chiedermi quale parte di me fosse stata così testarda da trattenermi dal pagare 2,40 cent al mese (condivido l’abbonamento) in cambio di tutto quel ben di dio in alta definizione. Messo da parte questo spirito da vecchio repubblicano, in un attimo stavo recuperando la password del mio account Spotify e accettavo i termini per la prova gratis di Apple Music. Lo streaming legale sembrava avere trovato la risposta all’incredibile cruccio morale che mi aveva diviso la prima volta che scaricai un mp3 di Justin Timberlake alle medie: quello che sto facendo è rubare? E per le pubblicità ai tempi proiettate prima dei film la risposta era assolutamente sì.

Megavideo, eMule, SoulSeek, uTorrent mi avevano insegnato che non avevo più bisogno di un Blockbuster, potevo prendermi ciò che volevo senza chiedere che “tanto lo facevano tutti”. Dal clickare sul download, cosa che per molti era ritenuta una sbatta, si è passati felicemente allo streaming capace di soddisfare immediatamente ogni nostra voglia. E Netflix, che era un servizio postale di noleggio DVD, già nel 2008 capì che era meglio darsi alla legalizzazione dello streaming, idea che nel 2010 la portò al boom e alla definitiva svolta. Ad oggi con i suoi 93 milioni di iscritti e un fatturato di 8.30 miliardi di dollari l’azienda più chill del momento è la prima piattaforma streaming del mondo per serie TV, show e cinema; eppure Amazon con i suoi 70 milioni di iscritti ed un fatturato che ha giusto una paio di zeri in più sta arrivando alla carica.

Fino a qui tutto regolare, la distribuzione sembra avere trovato il suo posto su Internet e l’industria sta cominciando a guadagnare anche da lì, eppure l’ultima cerimonia degli Oscar mi ha fatto pensare un po’ più in là; tra i nominati come miglior film infatti comparivano Hell or High Water, prodotto da Netflix e Manchester By The Sea, premiato con la statuetta al miglior attore e prodotto da Amazon. Entrambi ottimi film, lasciano una piacevole sensazione di freschezza addosso, grazie a qualche scelta di produzione rischiosa che alla fine ha spaccato. E in un periodo in cui le major si impegnano ad aggiornare continuamente la classifica dei film più redditizi della storia ad ogni nuovo film degli Avenger o Star Wars, queste “piccole” realtà di distribuzione streaming, Amazon in particolare, potrebbero ritrovarsi con un’interessante e sempre più ampia fetta di mercato in mano.

Poniamo che fra qualche decina di anni le due potenze si ritrovino a produrre, con le dovute proporzioni, un considerevole numero di film tra i più attesi della stagione e che, forti di questo potere, decidano di distribuirli direttamente attraverso i propri canali di streaming senza passare dalle sale; che cosa succederebbe ai cinema? Se avessimo la possibilità di pagare pochi euro per vedere un film appena uscito sul nostro televisore, davvero preferiremmo spenderne otto per guardarlo su un mega schermo? Non penso ci sia 4K o Dolby Atmos che possa competere con quella voglia fai aver tutto e subito a cui stiamo facendo l'abitudine. E poi se mai un giorno useremo i visori di realtà virtuale anche per guardare la nostra serie TV preferita, a che cosa servirà ancora un mega schermo?

Sto facendo fantascienza con questi discorsi, che si scontreranno con il reale peso economico di tutto il settore dell’industria delle sale cinematografiche. Ma ciò che è certo è che stiamo parlando di un settore in forte cambiamento, dopo che il gruppo cinese Wanda ha acquistato nel 2012 5,048 schermi americani dalla AMC Enertainment, diventando la seconda potenza nel settore; dopo che persino Spotify ha cominciato a vedere i propri conti un po’ meno in rosso e dopo che, per la prima volta, lo streaming video ha messo piede sul Red Carpet.

Non chiuderanno i cinema, stai tranquillo frate, ma il loro futuro è una storia tutta da seguire. 

, Carlo Cosio

Lascia un commento all'articolo