Christo che ponte galleggiante a Montisola

Ecco perché Floating Piers spacca

Roberto Binetti 08 marzo 2016

Christo è tornato e cammina sull’acqua. Lo si aspettava per Pasqua, ma è stato clemente ed ha deciso di non farsi attendere troppo a sto giro. Ma non confondiamoci. Non stiamo parlando del più chiacchierato performer-happener nella Giudea degli anni zerozero, ma di uno dei padri della Land art: Christo Vladimirov Yavachev o più semplicemente Christo. Va anche detto che questo nome una volta univa sotto di sé un’altra artista, la moglie Jeanne-Claude, scomparsa nel 2009 in seguito alle complicazioni di un aneurisma cerebrale. Affascinante questo richiamo ad una trinità vissuta a due, che forma biblicamente un triangolo magico con la parola Arte (quella sacra, in cui bisogna calcare su quella “A” maiuscola in apertura) e risolta forzatamente negli ultimi anni nell’unità dell’esperienza dell’artista bulgaro.

L’ultima opera della coppia risale al 2005, l’installazione The Gates in Central Park a New York che consisteva in 7503 porte alle quali erano sospesi pannelli di stoffa arancione liberi di svolazzare fra i rami degli alberi. L’impressione era quella di attraversare uno dei parchi più famosi al mondo all’interno di un fiume dorato. La avevano preceduta alcuni fra i lavori più spettacolari di Land Art fra cui l’impacchettamento del Reichstag berlinese, delle undici isole della Biscayne Bay di Miami e della Valley Curtain in Colorado.

Ora il giovane ottantenne, che alle Daygum ha sempre preferito masticare spicchi d’aglio, ha deciso di costruire un ponte galleggiante sul brescianissimo lago d’Iseo che collegherà il paese con Monte Isola e l’Isola di San Paolo. Settantamila metri quadrati di “soffice e sexy” tela poliammidica posati su una complessa architettura di parallelepipedi di polietilene (la plastica delle bottiglie per capirci) ancorati al fondo del lago.

Ecco perché dovreste essere entusiasti (quasi quanto me) per la nuova creazione del profumatissimo artista:

 

  1. Christo è uno dei pochi artisti contemporanei che lavora ancora, solo ed unicamente con carta, penna e matita. E’ un modo antico di creare materia dalla materia, di dar vita alle idee attraverso la carta, con un piacere per l’atto pratico-creativo che invece l’attuale pratica-artistica tende ad allontanare.
    Christo disegna a mano libera e no-look.
  2. Questi bozzetti sono ancora più belli anche perché finanziano l’intera opera. Venduti a collezionisti, case d’asta e musei (secondo il principio del libero mercato dell’arte che molti artisti negli ultimi anni stanno affermando con forza), questi progetti coprono l’intero costo di realizzazione e l’assunzione di 500 addetti salariati che accompagneranno i visitatori per tutta la durata del percorso.
    E’ così che Christo lavora.
    E non vuole sentir parlare di volontariato.
  3. L’opera era stata pensata inizialmente per Tokyo, che non aveva concesso i permessi necessari per la costruzione e prima ancora per l’estuario del Rio della Plata. Christo, colpito dalla bellezza del lago d’Iseo decise nel 2014 di proporre questo progetto riadattandolo per questo nuovo contesto. Con l’aiuto della famiglia Beretta, amica di lunga data dell’artista, il comune ha snellito l’iter burocratico in modo da consentire una realizzazione lampo dell’installazione (se si confronta ai 24 anni attesi per l’impacchettamento del Reichstag o ai 27 per i cancelli di NY).​

Un primato più unico che raro per l’Italia. Resta solo la perplessità se non bisognerebbe fare intervenire questo “sano mecenatismo” in parlamento per snellire l’iter legislativo.
Christo che parlamento sarebbe.

, Roberto Binetti

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