Il soul di Carolina ha bisogno di te

Che fa il disco nuovo con il crowfunding

Carlo Cosio 05\06\2016

L'altro pomeriggio ho fatto il quarantaduesimo account di Skype (minchia le password) per fare una chiacchierata con Carolina, Marco e Ale, tre ragazzi di BS che però vivono tutti sparsi in giro e alla fine abbiamo dovuto fare via Internet. Ahh la tecnologia.

Ciao raga, partiamo dai progetti per il presente/futuro: come sta andando il crowfunding e perché l'avete lanciato?
Ale: concretizzare un progetto è uno stimolo, ti fa stare concentrato in ogni momento. Anche l'incertezza aiuta! E poi ci servono soldi ovviamente, vogliamo produrre per Carolina un album indipendente e questa è l'alternativa migliore tra i canali dell'industria. Non ci sarà un guadagno dal crowdfunding, ma tutto verrà reinvestito. L'abbiamo lanciato a metà Aprile.
Marco: e puntiamo ad almeno 10 mila euro, che poi è la cifra minima per registrare un album di questi tempi. Se andiamo oltre è solo meglio, vuol dire che possiamo stare di più in studio, rivolegerci a tecnici migliori e, insomma, lavorare meglio e con più mezzi. Siamo a circa 4.000€ e ci aspetta il rush finale con il lancio della campagna su Indiegogo e Kickstarter a giugno, un mese prima della registrazione dell’album.

Bella, per i raga che stanno già per donare, la bio di Carolina la potete trovare sia scritta che video. I punti salienti sono 

Lettera sotto il cancello
Carolina: La notte di S. Lucia, oltre a due lettere di Ale e Marco, ho trovato in una busta una foto di uno studio di registrazione nello UK e un biglietto aereo per Londra. È stata una bella sorpresa, non me l'aspettavo!

James
Marco: James è il mio nome da produttore. Non mi piace l’idea di non aver potuto scegliere il mio nome. Però in Italia mi conoscono come Marco Romano!

Marculì!
Marco:
esatto! Però sull’album poi comparirà James. Con Carolina ho prodotto dei pezzi tempo fa e si è sentito fin da subito feeling artistico. Dopo averle mandato la lettera in realtà non ci siamo più visti fino a due settimane fa! Non volevo fosse influenzata in questi mesi, deve essere il più autentica possibile per l'album.

L'uomo dalla taverna che profuma di vaniglia
Carolina: Un amico dei miei ci aveva aiutati nel trasloco e dopo avere scoperto che cantavo mi ha portata a sentire Juri Magliolo. Lui mi ha presentato il suo manager, Mauro Cassani, un personaggio molto distinto con il sigaro che inizialmente mi ha liquidata con una pacca sulla spalla. Poi un pomeriggio sono andata a cantare un pezzo di Adele nel suo studio e col suo aiuto gradualmente ho scoperto il mio genere: il Soul.

Infine ho notato che non si parla di X Factor
Carolina:
e noti bene! È stata un'esperienza lunga e faticosa che mi ha aperto gli occhi sul mondo dello spettacolo. Ho cantato al forum di Assago davanti al mio pubblico più grande, una botta emotiva fortissima. Ma c'è stato anche il disincanto di essere trattato come un numero: lunghe attese con un sacco di ragazzi, qualche pressione per dire quello che vogliono sentirsi dire. Tante cose belle in un mondo un po’ finto. E lo dico senza rancore mi ha fatto piacere non essere entrata: non ero pronta e mi avrebbero mangiata!

Scegliere il soul può essere una menata in Italia, niente aperture ad altri generi
Carolina:
c’era una l’altra sera che faceva brutto dicendo di essere una rocker e mi ha dato della fighetta soul. Direi che calza bene! Poi le influenze vanno dai classiconi anni 60 e 70 a Joss Stone. Poi rispetto chi riesce in ciò che gli piace e che piace anche al mondo, come Hozier.
Marco: il Soul è la linea, poi facciamo quello che ci va, da cui la necessità dell’indipendenza. Si può sperimentare in infiniti modi diversi: tieni conto che è molto più difficile creare da un pentagramma vuoto che da uno con una nota all'inizio e una alla fine. Avere dei paletti ti dà una forte ispirazione per la sperimentazione stessa: ma se una linea di synth ci piace, la teniamo e pace se nel soul non si è mai fatto.

E come sta cambiando il soul?
Marco:
il Soul era il mezzo di comunicazione dei neri, contrapposto al rock dei bianchi. Poi è stato affondato dalle ritimiche del funk, della disco e infine dell’hip- hop. Quindi ad oggi la scena è molto diversa dal momento di suo massimo splendore, ma Joss Stone, Adele, Amy Winehouse le conosciamo tutti.
Ale: è un genere molto di nicchia nascosto e ristretto. Fai che solo Radio Capitali e 101 hanno un programma di musica Soul. Direi che è significativo!

Tutti esempi inglesi quindi, l'Italiano non è nei tuoi programmi?
Carolina:
non rinnego affatto il mio essere italiana, né la musica italiana. Ma ho cantato in inglese sin da bambina e mi sembra naturale esprimermi in quella lingua.
Marco: fare musica è come fare poesia e i messaggi che vuoi trasmettere sono strettamente legati alla lingua in cui decidi di comunicare. Ogni lingua ha dietro una cultura, un popolo e una mentalità diversa: cambia il modo di vivere la vita. Anche per questo ha senso andare a Londra a registrare.

Anche?
Marco:
gli studi in Italia non lavorano come nei paesi anglofoni. C'è un diverso modo di trasmettere le conoscenze. Poi la campagna di crowdfunding verrà rivolta anche fuori dall'Italia, dove il Soul ha più terreno.

 

l'inglese è anche la lingua con cui comunicate sul web.
Ale:
a breve ci sarà anche la versione in italiano! Ma l'inglese facilita la trasmissione della nostra idea: più facile che sia seguito all’estero che in Italia, qui la strada è tutta in salita. L’unica etichetta che spinge musica di Italina in inglese è la Sugar di Elisa.

Elisa è il primo esempio di ragazza italiana che ha spaccato in inglese, infatti avevo una domanda anche su di lei. Che mi dite?
Carolina:
l’anno scorso ho avuto contatti con un produttore di Milano che non voleva farmi cantare in Inglese. Mi diceva guarda Elisa che non ci ha fatto nulla con l’Inglese. Boh a me sembra ci abbia avviato una carriera. Ne parlava anche a Sanremo. 

Bella raga, quindi dovete farcela proprio con il crowdfunding D:
Ale:
esatto, l'obiettivo è avere un euro da cinquanta persone piuttosto che cinquanta da una persona. Crediamo nel passaparola perché più cresce la raccolta, più gente ne parla e viceversa. Ci sarà anche la possibilità di ricevere in ringraziamento alcune cover inedite e il download digitale dell’album non appena sarà pronto. Speriamo diventi una causa comune!

Quindi porta tutti i raga alla fermata della metro di san faustino il 15 e il 18 alla festa della musica che i raga vogliono farti ascoltare la loro causa.

 

, Carlo Cosio

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