Siamo stati alla prima di Call Me By Your Name

E abbiamo cercato di capire perché ne parlano tutti

Elisa Santoro 19/01/2018

 Candidato a due Golden Globe e a quattro BAFTA "Call Me by Your Name", l'ultimo film di Luca Guadagnino (tratto dall'omonimo romanzo di Aciman), è sulla bocca di tutti, sebbene in Italia uscirà solo il 25 gennaio. L'abbiamo visto in anteprima per te, frate, per farci un'idea del perché questo film sia così speciale. La storia raccontata da "Call me by Your Name" è quella di una relazione d'amore che nasce tra un adolescente, Elio, e un giovane uomo, Oliver, durante l'estate del 1983. E fin qui, mi dirai, non mi pare niente di nuovo. Sicuramente penserai che la loro relazione comporterà per loro dei guai, che entreranno in conflitto coi genitori o dovranno lottare contro la propria reticenza. Niente di tutto questo. Quello che rende questo film lontano da qualsiasi rivendicazione Queer ma, forse, più avanti di qualsiasi film di rivendicazione Queer è che non c'è lotta.

Oliver è uno studente americano che viene ospitato per un'estate da un professore e dalla sua famiglia nella sua villa vicino Crema, nelle campagne lombarde. Il figlio del professore è Elio, un diciassettenne che, come tutti gli adolescenti, è in quella fase in cui si ha una sessualità dirompente, anche se acerba. I due si innamorano, e vivono quella che potrebbe essere una qualsiasi storia d'amore estiva, fatta di gite in bicicletta, di nottate passate a parlare e dell'immancabile distacco finale. Molto più vicino ad un "Ballo da Sola" di Bertolucci, a cui Guadagnino spesso si ispira, o ad un "Dirty Dancing" senza il ballo. La famiglia di Elio è acculturata e progressista e appoggia la relazione, cosa che alcuni hanno giudicato come irrealistica, ma che in realtà elimina qualsiasi distrazione rispetto al fulcro della storia, ovvero la passione amorosa.
Accanto ad una trama ben costruita ed appassionante, gioca un ruolo fondamentale un'estetica curata nel minimo dettaglio. L'Italia di "Call me by Your Name" è bellissima. I suoni, i colori, i sapori (ti fanno piacere persino Bergamo). L'immagine di un'estate come ne avrai vissute sicuramente anche tu, frate, tra un libro letto in giardino e una serata in discoteca. L'uso metaforico del cibo per esprimere carnalità e corporeità, come quando uno dei due protagonisti afferma di non voler mangiare un uovo perché altrimenti la sua ingordigia lo porterebbe a mangiarne molti altri. O come le frequenti apparizioni della frutta, simbolo di dolcezza e di morbidezza, fino all'estremizzazione di questa simbolicità in una scena in cui il protagonista, Elio, si masturba con una pesca (ehi, frate, non correre a provarci anche tu). A rendere realistico questo paesaggio bucolico e sensuale è la cornice di un'Italia che sta vivendo l'ascesa di Craxi e del pentapartito, particolare che ha voluto aggiungere Guadagnino, rispetto al libro, per rimandare al presente, da come si può vedere in una scena in cui in tv appare un giovane Grillo, ancora solo comico.

E ancora, le sciure che parlano in dialetto lombardo e i veci che giocano a carte al bar sono l'immagine di un passato che ancora esiste e resiste. La rappresentazione che Guadagnino riesce a fare è allo stesso tempo idealizzata e vitale, e a condire tutto ci piazza anche una gran colonna sonora di Sufjan Stevens. Insomma un film ben realizzato che, per la sua presenza in tutti i premi internazionali, è riuscita a far parlare di Guadagnino anche in patria. Infatti questo regista italiano è, chissà perché, snobbato in Italia, forse un pelo stigmatizzato dal suo primo film, "Melissa P.", che non piacque proprio a nessuno. Le sue opere successive sono state, però, decisamente di pregio e hanno ricevuto molto consenso all'estero. I suoi film sono quasi sempre girati in Italia, però spesso con grandi nomi internazionali come protagonisti (primo fra tutti quello di Tilda Swinton) e, soprattutto, sono indirizzati ad un pubblico internazionale. Insomma, se il cinema italiano non si fila più di tanto Guadagnino è anche perché Guadagnino non si fila tanto il pubblico italiano. Ora con le nomination ai Golden Globe e la possibile presenza agli Oscar, l'Italia si è accorta tutta d'un tratto di avere un regista di valore e si spera che l'accoglienza al suo film sia positiva e che la sua bellezza sia compresa. "Chiamami Col Tuo Nome" è una storia delicata, sensuale e che, in definitiva, meritava di essere raccontata e merita di essere vista.

, Elisa Santoro

Lascia un commento all'articolo