La polemica di Michele Serra e il bullismo

Ma sarà ancora utile indignarsi sui social?

Elisa Santoro 01\05\2018

La scorsa settimana, su tutti i social, è esplosa una polemica subito diventata trend topic su twitter: Cosa è successo, zio? In poche parole, qualche settimana fa, a Lucca si è sollevato un polverone a proposito di un video che mostrava alcuni alunni di un istituto tecnico minacciare e umiliare un professore. Il bullismo, forse te ne sei accorto, è un problema all'ordine del giorno. Le notizie di ragazzini torturati, di professori minacciati o addirittura picchiati si susseguono senza sosta. I bulli non sono solo gli studenti, ma a volte anche i genitori degli stessi. Tutto ciò scatena la sua bella massa di "Non c'è più rispetto", "Ai miei tempi era diverso" e "Qvando c'era lvi...!". Tra tutte le reazioni a ciò che è successo a Lucca, però, ce n'è stata una particolarmente contestata: quella di Michele Serra. Il giornalista de La Repubblica, sulla sua rubrica L'Amaca, ha deciso di esprimere il suo punto di vista sulla questione, trovando una delle cause del bullismo nel disagio sociale, tipico delle classi sociali meno elevate. Probabilmente a causa del poco spazio, o semplicemente cannando in pieno, il buon Serra si è proprio spiegato malissimo, arrivando ad affermazioni come: «il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza». Questa sua osservazione, in particolare, estrapolata dal contesto, è stata il bersaglio dell'ondata di gogna mediatica che si è sollevata. Accuse di classismo, di far parte dell'establishment che è contro il popolo, di parlare perché col culo al caldo, e chi più ne ha più ne metta, sono partite da tutti gli angoli di twitter, vantando interventi di prestigio quali quello di  Matteo Salvini. Le risposte più intelligenti, poi, sono quelle del tipo "E allora io che ho i genitori operai e sono sempre stato bravo??? Che mi dici???" come se l'eccezione non confermasse la regola. A tutto ciò, Serra, ha risposto con un articolo, più lungo ed esaustivo, spiegando meglio ciò che intendeva nella sua Amaca.

Il classismo esiste, questo è un dato di fatto e denunciarlo non significa essere snob o altro, è una questione di riconoscere la verità che le disuguaglianze sociali siano un terreno fertile su cui far crescere comportamenti devianti. Su questo non ci sono dubbi, e Michele Serra ha ragione. Il problema, qui, non sta nelle conclusioni di Serra, ma nel suo punto di partenza. Tutto questo blabla parte da dei presupposti sbagliati, ovvero che negli istituti tecnici-professionali il bullismo sia più frequente. Purtroppo i dati smentiscono questo, registrando un più alto tasso di bullismo nei licei e, inoltre, una frequenza maggiore al Nord, rispetto al Sud, dove la povertà e il disagio sociale è maggiore. Bastava una semplice verifica delle fonti per smontare in un secondo la tesi di Serra, eppure quasi nessuno l'ha fatto. Insomma, come sempre, parole su parole su parole, la gara è a chi dà la risposta migliore, a chi pensa di pensarla in modo migliore, senza nemmeno girarsi indietro a leggere, senza nemmeno andare a cercare una base su cui fondare le proprie idee. Il fiume social scorre e questa diatriba su Serra probabilmente è già vecchia, probabilmente chi una settimana fa lo accusava di classismo questa settimana concorderà con lui su un'altra questione. È la società fluida, quella dello zio Bauman, che cambia e si modifica ad ogni piè sospinto. La domanda che resta alla fine da porsi è se questo fiume sta andando da qualche parte, se tutto questo parlare e indignarsi serva realmente a qualcosa, se qualcuno, nel mare magnum dei tweet, si sia davvero fermato un secondo a pensare alla vera questione di cui si parlava, il bullismo. Passare dalle parole ai fatti pare la cosa più lontana dalle menti di tutti questi "indignados", che amano sbraitare come la pensano, ma poi non sembrano mai fare nulla nel concreto. A volte, forse, sarebbe meglio tacere e agire invece che parlare e stare fermi. Ma forse anche questa è morale spicciola da parte di chi in questo momento sta pur sempre dietro un computer, fatto sta che di tutta la polemica Serra e bullismo, oggi non ci resta nulla, mentre invece le azioni lasciano sempre qualche risultato.

, Elisa Santoro

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