ÆRT EP

Ci ha ricordato un razzo

Federico Gambato 03\12\2015

 
ÆRT è il progetto del trio bresciano Simone Bossini, Alberto Carrera e Fabio Copeta. Dà il nome ad un EP di debutto caratterizzato da un’anima di chitarre psichedeliche, riverberata da un basso quasi protagonista. ÆRT EP ci accompagna nei meandri dello stoner rock, per poi disgregarsi nell'oblio eterogeneo di una difficile classificazione. All’orecchio della mia mente è sorta una metafora in linea con l'impronta psichedelica che identifica un genere vasto come quello dello stoner. Siamo sulla rampa di lancio del razzo vettore ÆRT ed è tutto pronto, attendiamo il countdown. Trascorsi i fatidici 10 secondi il propellente comincia a reagire e si innalza "Zenith". Ci trasmette sicurezza.
 
 

Ogni componente si comporta in modo logico, a tratti troppo "tooleggiante": una traslazione temporanea dagli schemi tradizionali del genere e sembra assomigliare a "Lateralus". Ma l’illusione dura poco, l'attacco della chitarra riporta il razzo nella traiettoria predefinita, mentre il feedback del basso cala un sipario quasi dronico sulla fase più critica del lancio. I booster contenenti il carburante ormai esaurito dalla spinta iniziale si sganciano."Schrekhorn" imperversa senza presentazioni. Più progressiva, quasi math rock, è la vena grintosa del disco e nel breve crescendo finale richiama decisa sonorità post-rock. E' ora di far accadere l’allacciamento via etere con i satelliti di comunicazione, lenta ma breve "16-21" scandisce l'intermezzo di stallo nel cuore dell'album.

 

 
Mentre le forze premono persistenti sull'ogiva del razzo, il carico utile si autodefinisce: Denali emerge scandendo accordi cristallini in una costante psichedelia vecchia scuola, alla Colour Haze. Siamo ad un passo dall'orbita, ma rumori graffianti offuscano la meta. "8&9" accende i propulsori di manovra ridando ossigeno all’anima del decollo. Ormai del razzo vettore iniziale non è rimasto nulla se non l'ogiva. Huston direbbe: "Missione riuscita!" Razzi a parte, il primo EP del neogruppo bresciano delinea, traccia dopo traccia, una catena di suoni ben definita, nonostante l'eterogeneità nello stile e un timbro che ha un sapore già masticato. Lascio ai fedelissimi del genere il compito di coglierne le peculiarità, presenti ma occulte.

, Federico Gambato

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