Ecco perchè dovresti leggere Hemingway

Ma anche leggere e basta non farebbe male, dicono

Filippo Parola 16\11\2017

Forse sarò poco romantico dicendolo, ma non credo che le passioni siano innate, degli aspetti presenti in noi sin da pischelli. Credo piuttosto che le passioni si acquisiscano, gradualmente, grazie agli incontri con persone che magari ci mostrano da un’altra prospettiva qualcosa che abbiamo sempre avuto sotto il naso, e ci fanno rivalutare il tutto. Tipo il tuo prof dell’uni che ti spiega i Promessi Sposi mentre tu a Manzoni sei sempre stato impermeabile. Non è che poi il melodramma Renzo&Lucia diventi il tuo preferito, però insomma inizia a venirti il dubbio che forse non sia tutto un pacco come pensavi . Altre volte le passioni nascono e si sviluppano dopo aver deciso di fare un salto nel vuoto, di provare qualcosa di nuovo, di inusuale per i nostri standard sedimentati, spesso seguendo il consiglio e l’esempio di una persona di cui ascoltiamo volentieri il parere. Come quando leggendo Neun apprendi l’esistenza di questa boy band aliena chiamata Dark Polo Gang, ti battezzi ascoltando Cavallini e inizi a precipitare in una voragine trap dalla quale non sai se potrai mai riemergere. Ma perché ‘sto discorso? Oggi ho deciso di scrivere di una delle mie più grandi passioni, quella per la letteratura, di come sia nata abbastanza casualmente e di parlare del suo responsabile: Ernest Hemingway. Storia breve: a un quindicenne che non leggeva nemmeno i cartelloni pubblicitari (come insegna Duccio di Boris) viene proposto un libro chiamato Addio alle armi; lui lo legge senza troppa convinzione e alla fine ne rimane folgorato, senza riuscire a capirne bene il motivo. Bang, da qui è scattato il tutto. 

Sicuramente vecchio anche tu avrai un regista/cantante/macellaio che ha fatto nascere in te la passione per il cinema/il raggaeton /lo stinco di maiale. Le domande, sia per me che per te, sono due: se non avessimo incontrato il nostro guru, ci sarebbe mai stato il giro di boa? E, più importante: cos’ha avuto di tanto speciale il nostro incontro per averci fatto cambiare idea? Alla prima, parlo per me, non ha senso rispondere, semplicemente non posso saperlo. Mia nonna (ciao Rina) docet: “Con i se e con i ma la storia non si fa!”. Per dare finalmente un senso a questo articolo risponderò alla seconda, presentando quelli che sono stati e sono i cinque motivi che mi hanno fatto e mi fanno amare tuttora questo uomo e scrittore che ritengo fuori dall’ordinario.

1. Scrittura piana aka stile veritiero
If I started to write elaborately, or like someone introducing or presenting something, I found that I could cut that scrollwork or ornament out and throw it away and start with the first true simple declarative sentence I had written.” Uno degli aspetti di H. che mi ha maggiormente colpito è la sua volontà di scrivere attraverso una prosa ridotta all’osso. Il suo è un linguaggio quasi giornalistico, oggettivo, che si limita a offrirci un quadro della situa tramite delle descrizioni dettagliate ma mai stucchevoli. I fronzoli non gli sono mai piaciuti. Meno ancora le opinioni e i giudizi mostrati apertamente. Per questo motivo, se ci dovessimo limitare alla storia di un libro come Fiesta, non ne ricaveremmo ‘sto granché (un gruppo di amici a cui piace bere e le corride di Pamplona). Sta al lettore lo sforzo e la responsabilità di andare aldilà della trama, scavare tra gli avvenimenti e portare alla luce il significato (o uno dei possibili significati) di ciò che è scritto. 

2. Autofiction
Il termine autofiction si riferisce a quella letteratura non completamente biografica, che si ispira però a situazioni sperimentate realmente dall’autore, ridimensionate nel testo scritto. Molta letteratura francese contemporanea si accolla questa etichetta (Modiano, Ernaux e Carrère, per citare qualche stella). Hem però in questo senso faceva brutto già ai tempi. La maggior parte delle trame narrate nei suoi scritti, infatti, provengono da esperienze e viaggi fatti nella sua vita rocknrolla . La corrispondenza giornalistica in Spagna durante il conflitto civile ha dato vita a Per chi suona la campana, il soggiorno parigino con Pound, Stein e gang a Fiesta e così via. Anche se poi lui ci ha romanzato sopra, pompando abbastanza le vicende, troviamo un fondo di autobiografia in qualunque suo libro. 

3. La fedeltà a se stessi
Il successo e il nogra danno alla testa, si sa. Spesso le abitudini cambiano in maniera proporzionale ai fogli viola che ispessiscono il portafoglio. Le grandi passioni di Hemingway sono sempre state l’alcol, la caccia (vedi Verdi Colline d’Africa e i racconti La breve vita felice di Francis Macomber e Le nevi del Kilimangiaro) , la pesca (Il vecchio e il mare), la tauromachia (il trattato sulla corrida Morte nel pomeriggio, il racconto La capitale del mondo) e il pugilato. Nonostante il mito che è andato formandosi attorno alla sua persona, è rimasto fedele a se stesso, lasciando inalterati questi suoi marchi di fabbrica, che sono inevitabilmente entrati a far parte della sua narrazione. Semplicemente, con l’aumentare del grosso rotolo, ha iniziato a pescare pesci più grossi, a farsi i safari in Kenya e a bere come se non ci fosse un domani . Negli ultimi anni di vita l’alcolismo, insieme agli incidenti aerei, la depressione e gli elettroshock, è stato responsabile del declino psichico culminato nel suicidio. 

4. Il disagio giovanile H. è cresciuto in un’epoca piuttosto tosta. Ha toccato con mano gli orrori di una guerra, la desolazione del periodo successivo e l’avanzata inesorabile di un secondo conflitto mondiale. Faceva parte di quella che è stata definita Lost Generation, la generazione di quelli che, appena maggiorenni, avevano combattuto durante la Grande Guerra e che non si rispecchiavano nelle tradizioni e nei valori dei propri genitori, ma che non erano nemmeno in grado di identificarne di propri. È interessante leggere quasi cent’anni dopo di questo sentimento di smarrimento nei confronti della realtà in cui si è chiamati a vivere. Ci fa capire che, forse, certe paure e percezioni non sono cambiate così tanto; che certi vuoti interiori si presentano come delle costanti dell’uomo. Ma ci offre anche delle situazioni e spunti di riflessione notevoli sui quali soffermarsi. 5. Grace under pressure Questa è una peculiarità del tipico personaggio hemingwayano: la capacità di riuscire a mantenere un atteggiamento composto e stiloso anche di fronte alle situazioni più tragiche e intricate. Un po’ come direbbe Paolo Conte: “Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”. In quest’epoca del trend quasi unanime di tirare le asciugate con i nostri problemi e pare (come se fossimo solo noi gli sfigati della situa e agli altri andasse sempre t’apposto), Hem ci propone di provare a mantenere un certo decoro e contegno di fronte alle difficoltà. Vero, è una condotta difficilissima da mettere in pratica, ma non è mai troppo tardi per decidersi a iniziare. Traslato nella nostra quotidianità 2K17: smetterla di compatirsi e affrontare in maniera adulta e responsabile i mille sbattimenti di tutti i giorni. Perché già solo la posizione con cui decidiamo di affrontare i problemi ci aiuta a risolverli.

, Filippo Parola

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