Ma se internet diventasse un bel posto?

Crowdholding ha pensato a un sistema di ricompense per chi lo vuole migliorare:ecco come

Fabio Parola 13\04\2018

Lo sai anche te frate che internet è un po’ una torre di Babele, tutti parlano pensando di intendersi a vicenda e invece salta fuori che nessuno capisce una mazza di quello che dicono gli altri. Questo fenomeno ha anche un nome scientifico, si dice echochamber, per cui finisce che ciascuno di noi parla con una nicchia sempre più piccola di persone con le quali condivide un linguaggio (e quindi una certa idea del mondo), mentre tutto il resto è una caciara insensata e incomprensibile. Per questo motivo non c’è nemmeno un incentivo a comportarsi bene su internet, che so, magari cercando di argomentare quando si commenta invece di insultarsi o scrivere cagate. Metti insieme che tutti possono dire la loro sui social e il web in generale, che nessuno ha il tempo o la sbatta di mettersi un attimo a pensare dalla prospettiva degli altri, che non c’è nessun incentivo a postare cose che abbiano un minimo di profondità perché tanto si sa che l’unica cosa che cattura la nostra attenzione sono i video dei gatti o della gente che incidenta in auto e alla fine salta fuori che la roba che si trova su internet fa schifo un po’ a tutti.

E se invece creassimo un sistema per cui riceviamo dei premi o delle punizioni per quello che postiamo? Ma non dei premi tipo i like o i cuori, che tutto sommato sono solo una botta di adrenalina. Dico premi o sanzioni monetarie proprio. Pensa se si potesse multare la gente che ricondivide i post di Vaccini Informa. O, al contrario, se quelli che si sbattono per creare dei contenuti di qualità potessero ricevere oltre ai pollici alzati anche una mancia da ciascuno degli utenti che apprezzano il post. Troppo bello per essere vero. In realtà ti dirò, qualcuno sta provando a farlo per davvero, usando la parola magica che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene in questi anni: blockchain. Ultimamente qui a Praga, dove sto studiando, ho conosciuto dei tizi che hanno messo su un’azienda, Crowdholding (https://www.crowdholding.com/), che sta usando le monete digitali, le cryptocurrency, e la blockchain per creare una comunità basata su quel sistema di premi e punizioni di cui dicevo prima. Come fanno?

In pratica, se sei un po’ nerd e te ne intendi di programmazione sei potenzialmente anche in grado di creare una tua moneta digitale, ancorarla a una blockchain che già esiste così da renderla sicura, e usarla come moneta o come una specie di gettone che gli utenti web a cui la proponi possono usare all’interno di una comunità online. Il valore del tuo gettone (in termine tecnico “token”) dipende ovviamente da quello che la gente può farci: se lo rendi convertibile in un’altra cryptocurrency avrà valore monetario, ma puoi anche trasformarlo in un “credito” per accedere a un servizio (“utility token”) o in un documento che rappresenta la tua quota di partecipazione alla proprietà di una piattaforma o altro, come succede con le azioni sui mercati finanziari (“equity token”). Con una tua rete di utenti che usano il tuo gettone come moneta o sistema di ricompensa e la tecnologia blockchain che fa da garanzia contro la contraffazione, sei davvero a un passo, frate, dal creare una comunità come quella che sognavamo all’inizio di questo articolo, dove ciascun utente può premiare o punire il comportamento degli altri, usando una moneta che ha un valore reale (che sia monetario, di accesso a un servizio o di proprietà).

Crowdholding, l’azienda di cui ti dicevo, fa proprio questo. È una piattaforma dove qualsiasi azienda può postare delle domande o dei task (da “vi piace il nostro nuovo logo?” a “quale strategia di marketing funziona meglio per questo nuovo prodotto?”) e gli utenti possono offrire una risposta o proporre le loro idee. Ciascun utente può poi votare le risposte degli altri, e alla fine le risposte migliori si prendono una percentuale della ricompensa (in utility token) che l’azienda ha messo in palio. “La cosa innovativa – mi ha spiegato Ethan Clime, il CEO – è che facciamo succedere in contemporanea due cose che prima erano separate, cioè la raccolta delle proposte e la loro selezione”. Siccome ciascun utente ha un interesse nel fare in modo che la piattaforma continui a funzionare bene e sia utile per le aziende che la usano (così che anche il valore dei token aumenti), ciascun utente diventa un po’ co-proprietario della piattaforma, si impegna perché gli spammer vengano eliminati e perché la qualità dei contenuti sia sempre alta. L’idea, per ora, sembra funzionare bene: “Abbiamo circa 16.500 utenti registrati – mi ha raccontato Aleks Bozhinov, il cofondatore e CMO – con un tasso di utenti attivi attorno al 10%, che è molto più alto rispetto a quello di siti basati su un sistema paragonabile, come Reddit”.

Crowdholding esiste da circa un anno e mezzo ed è ancora in fase beta. È difficile prevedere cosa succederà, soprattutto in un mondo come quello delle cryptocurrency e dell’economia digitale dove il tasso di ricambio di idee e aziende è altissimo. “Può anche darsi che le monete digitali alla fine si rivelino solo una grossa bolla – dice Ethan – ma sono convinto che la tecnologia che c’è dietro, la blockchain, e anche il modello di business che stiamo usando, basato sulla “open innovation” e sulla creazione di contenuti dal basso, potranno essere applicati anche in altri campi”. Aleks mi fa un esempio molto semplice: “Pensa a un governo che abbia bisogno di raccogliere pareri su progetti alternativi, o un’amministrazione comunale che cerchi idee su come migliorare un quartiere. Con una piattaforma basata sullo stesso meccanismo di Crowdholding, volendo anche con un sistema di ricompense diverso dalle cryptocurrency, risolvere quei problemi sarebbe molto semplice e molto efficiente”. Anche se magari il sindaco non è proprio quello più sul pezzo in tema di blockchain, c’è già altra gente che usa un meccanismo simile in altri ambiti: Steemit (https://steemit.com/) è una specie di social network, creato nel 2016 e oggi con più di 800,000 utenti, dove si possono ricevere cryptocurrency da altri utenti come ricompensa per la qualità dei post che pubblichiamo. 
In conclusione, spero che questo viaggio nel mondo della tecnologia sia stato interessante per te, al di là della dimensione business e ei riferimenti alle cryptocurrency di cui magari hai sentito tanto parlare ma senza che ti interessasse troppo. Quello che ho cercato di farti vedere è come ci siano alcune realtà interessanti in giro per il mondo che stanno cercando di creare nuovi sistemi per interagire sul web, in modo più consapevole verso chi condivide con noi le piattaforme che usiamo e più attento alla qualità di quello che postiamo. Potrai avere delle perplessità sull’opportunità o meno di monetizzare le nostre interazioni online, ma resta il fatto che chiunque cerchi di sperimentare nuovi modi per rendere l’internet un posto un po’ più bello, pulito e costruttivo di com’è oggi è più che benvenuto. E niente, purtroppo questo pezzo lo postiamo su fb e non su Steemit, quindi non c’è verso che tu possa darmi la mancetta se ti è piaciuto. Però il like lo puoi mettere, sì.

, Fabio Parola

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