Perché Black Mirror ci angoscia così tanto

E perché dovrebbero farlo vedere a scuola tipo

Carlo Cosio 28\10\2016

Quando sei davanti allo schermo spento di un computer, un televisore o uno smartphone ti ci puoi riflettere dentro fra. È uno specchio nero, come quello nei bagni dei posti sofisticati dove vai a berti un Moscow Mule il giovedì sera. Poi esci dal bagno, passatina al naso e torni al tavolo a chiacchierare di quella strana serie TV inglese che ha solo 12 episodi divisi in 3 stagioni, più speciale di Natale. Quella in cui la trama di ogni puntata è indipendente dalle altre e il cui nome fa troppo brutto. Torni a chiacchierare di "Black Mirror".

“Quella sulle utopie” aggiunge brillantemente il socio dopo un sorso, ma in realtà è già sbronzo e tu gentilmente non gli fai notare che voleva dire distopie. Anche perchè la differenza tra le due è sottile: entrambe sono modelli ideali di società tanto vicini al nostro da sembrare raggiungibili, ma abbastanza lontani da non esserlo mai. Con la differenza che un’utopia è un mondo in cui la presa bene ha raggiunto la perfezione e tutti sono felici, una distopia è quello in cui la presa male spadroneggia dappertutto. E sì fra hai ragione, è molto più plausibile pensare ad un mondo in cui sono tutti tristi.
E infatti i protagonisti dei mondi di Black Mirror finiscono quasi sempre per essere molto tristi – e per "quasi sempre" intendo che c’è un solo lieto fine in tutta la serie. Questa tristezza è sempre dovuta alla tecnologia, da cui la gente dipende in maniera ancora più estrema che nella realtà. Ogni angosciante problema è causato o deciso da un oggetto tecnologico dal quale le persone proprio non riescono a staccarsi. Un po' come quando dovresti studiare e ti ritrovi il cellulare in mano con aperto Facebook.
“Va beh ma è impossibile!” urla il tefra sbronzo. Ma il problema di queste distopie, caro tefra, è proprio che non sembrano così irraggiungibili. Le situazioni raccontate da Black Mirror inquietano perchè sono fottutamente plausibili. Perchè il mondo passa già attraverso uno schermo e da questo dipende, tipo io che voglio farti leggere questo articolo e tu che lo stai leggendo. E pensaci fra, in quanti anni è avvenuto questo cambiamento? Ti sei accorto? Quanto ci hai riflettutto prima di comprare l’iPhone? Quanto è cambiata la tua vita da quando sei diventato una persona seguita sui social?

Black Mirror non vuole farti smettere di usare la tecnoligia, sia chiaro. Viene solo a farti presente che già la usi per la maggior parte della giornata e che il figlio di qualche tuo coetaneo sta crescendo pensando sia normale toccare le cose su di uno schermo per interagirci. E fra non per fare il vecchio ma il mio primo telefono aveva i tasti. La Tecnologia è senza dubbio il dio del nostro tempo, l’entità più importante della nostra era, e noi continuiamo a tenerla in tasca come se sapessimo controllarla senza problemi. Come se fossimo tanto perfetti quanto i nostri strumenti e come se dio non avesse mai fatto casino tra gli uomini. Black Mirror ti chiede semplicemente: perchè sei così tranquillo? E lo fa rivolgendosi a quel panico che ti prende quando ti si rompe il computer e a quella solitudine che senti prima di addormentarti scorrendo la Home di Facebook. 
Se accetti tutto senza rifletterci, anche da piccoli oggetti che sembrano renderti la vita più facile possano nascere le più grosse menate del mondo. E in realtà basta guardare la pagina Instagram di qualcuno per capire che già è così. Siamo entrati nel periodo in cui pur di soddisfare le nostre “””necessità quotidiane””” siamo in grado di produrre strumenti che non siamo in grado di gestire e che sul lungo termine finiscono per cambiare la nostra percezione della realtà. Eppure la cosa sembra lasciarci proprio zero in sbatti.
“Minchia fra che presa male” biascica il socio prima di accasciarsi sul divanetto. “E non ti immagini le puntate fra” rispondi mentre posti una foto col suo corpo su Snapchat.

NOTA che non ho parlato di com’è il telefilm o la terza stagione per ben due motivi: 1. Anche se fosse il telefilm peggio prodotto della storia, dovrebbero comunque farlo vedere a scuola e 2. E' uno dei telefilm meglio prodotti della storia e continuerò a diffonderne il verbo tipo un evangelista. Perchè abbiamo bisogno di Black Mirror e come Black Mirror, per ora, c’è solo Black Mirror.

, Carlo Cosio

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